Articolo Alpino

Patto di fratellanza


  Argomento: Nikolajewka

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Febbraio 2018 dell'Alpino


Una partecipazione imponente quella al 75º anniversario della Battaglia di Nikolajewka. Oltre allo straordinario colpo d’occhio sulla sfilata nelle vie del centro di Brescia parlano i numeri: 41 i vessilli sezionali dietro il Labaro, accompagnati dai gagliardetti di oltre 320 Gruppi e da quasi diecimila penne nere. La Leonessa d’Italia ha assolto ancora una volta con grande efficacia al suo onere-onore di organizzatrice della manifestazione a carattere nazionale che ogni anno (ogni cinque in forma solenne), ricorda l’epico e tragico episodio bellico del 26 gennaio 1943 che permise agli alpini di sfondare le linee russe e “tornare a baita”. 

La sfilata del 28 gennaio è stata il coronamento di una serie di iniziative che ha interessato Brescia per due settimane, attirando centinaia e centinaia di visitatori. Una ricca mostra storica, “Albania, Grecia e Russia: gli Alpini in guerra”, allestita nell’Ex Cavallerizza dalla Commissione culturale della Sezione di Brescia, Commissione che pure ha collaborato con l’Associazione Artisti Bresciani ad un’altra mostra, “Il cerchio spezzato”, nella antica pieve di Urago Mella.

Un’esposizione di un centinaio di quadri e sculture ispirati dall’epopea alpina in Russia. E in quell’ambito è stato presentato il volume «Fausto Gamba, la breve vita di un eroe», curato da Sergio Boem e Davide Forlani: Gamba, sottotenente alpino bresciano caduto sul Don fu decorato di medaglia d’oro al valor militare, ma di lui si era quasi persa memoria; grazie alle sue lettere custodite da un nipote, vivente, si è potuto ricostruirne la splendida vicenda umana. Anche lo spettacolo ha avuto parte rilevante: giovedì 25, infatti, in un esaurito Teatro Grande di Brescia, si è esibita la “Compagnia di Stato di danza dei cosacchi di Russia”, invitati dalla Sezione di Brescia: due ore e mezzo di danze e canzoni scatenate, con splendidi costumi e sfoggio di doti acrobatiche del corpo di ballo.

Per il 75º di Nikolajewka gli alpini bresciani hanno anche ospitato varie associazioni di rievocazione storica, che hanno ricostruito un campo italiano in Russia nel 1942: oltre cento i figuranti, con divise ed armi (inerti) dell’epoca, sia italiane sia russe. Alcuni rievocatori hanno anche dormito nell’accampamento, sul terreno di Campo Marte, ex stadio militare, ora del Comune e, nell’occasione, intitolato a Fausto “Sam” Quilleri, politico bresciano, ufficiale alpino a Nikolajewka prima e partigiano poi. Naturalmente la “parte alpina” ha avuto un ruolo rilevante: a cominciare sabato 27 dalla deposizione di corone di fiori a tutti i monumenti ai Caduti bresciani di ogni tempo; quindi la tradizionale cerimonia alla Scuola Nikolajewka, “monumento vivente” costruito dagli alpini nel 40º della battaglia, che oggi assiste 120 disabili e ha da poco iniziato i lavori per raddoppiare la struttura (sforzo a cui è richiesto il sostegno di tutti).

Poi l’onore ai Caduti al Sacrario nel cimitero cittadino. Il pomeriggio, una prima sfilata, col Labaro, ha portato gli alpini in Piazza della Loggia per ascoltare il sindaco, Emilio Del Bono, che ha ringraziato le penne nere costruttrici di pace e testimoni di solidarietà. Poi, dopo la Messa in Cattedrale, celebrata dal vescovo emerito della Diocesi, mons. Luciano Monari, il momento più significativo: la presentazione in municipio del Patto di fratellanza tra le genti bresciane e quelle russe di Livenka (Nikolajewka), che a settembre sarà firmato là, in occasione dell’inaugurazione del Ponte dell’Amicizia.

Firme preliminari del Presidente nazionale, Sebastiano Favero e del Presidente della Sezione di Brescia, Gian Battista Turrini; per la città ha firmato il sindaco Del Bono, mentre la delegazione russa era composta da Vladimir Prikhotko, vice governatore di Birjuc, capoluogo del Krasnogovardejskij, a cui fa riferimento Livenka, accompagnato dal col. Sergej Chukhrov, addetto militare dell’Ambasciata russa a Roma e dal col. Dimitri Stoliarov, suo collaboratore, da anni amico degli Alpini bresciani. Infine, domenica 28, la grande sfilata, in una splendida giornata, dei cui numeri abbiamo detto: una prova di “alpinità” che ha colpito persino il gen. Federico Bonato, probabilmente all’ultima uscita in veste di comandante delle Truppe Alpine, perché destinato ad un altro incarico. A lui il grazie del nostro Presidente nazionale e il lungo applauso degli alpini e della folla che gremiva Piazza della Vittoria.

Massimo Cortesi
m.cortesi@giornaledibrescia.it

  12/02/2018

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