Articolo Alpino

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  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Febbraio 2018 dell'Alpino


“Quello là sulla destra, sotto il golfo delle colline impicciolite che fuma è il mio paese. Bisogna sedersi per terra, aspettare che sembri tutto vero” (da “Libera nos a Malo” di Meneghello 1922- 2007). Il nome del paese così meravigliosamente descritto dal grande Meneghello è Malo, un gioiellino incastonato tra le vallate, ricco di storia, arte, cultura; una corona superba di cime lo circonda più in alto, il Pasubio, il Carega. 

Un allargarsi di prati dal verde smagliante, un sorridere di contrade sparse sui pendii; e giù in fondo, vicino alla chiesa grande, le antiche case rivestite a nuovo, un senso di pulito, di festa. È un paese che incanta, sorprende, ricco di profumi e sapori antichi, qui si vive ancora di belle parole scritte e parlate nello splendido dialetto vicentino. È con il fascino di questi luoghi nel cuore che Mario Lanaro ha portato il nome del proprio paese, con orgoglio, nei più importanti teatri del mondo. Ma chi è Lanaro? Mario Lanaro, classe 1957, organista e compositore, direttore di coro e d’orchestra, docente e studioso, inizia giovanissimo a dirigere cori. Alla guida di varie formazioni ha vinto prestigiosi concorsi nazionali, mentre analoghi riconoscimenti gli giungono per la attività di compositore. Il Gruppo corale Valleogra di Schio è il suo trampolino di lancio. L’esperienza maturata da alcuni coristi in altri cori, unita alle eccelse doti del giovanissimo maestro, portano rapidamente l’insieme a conseguire brillanti risultati in vari concorsi nazionali negli anni Settanta: due volte a Vittorio Veneto, Adria, Ivrea, Cuneo, Stresa.

Tutti primi premi. Nel 2005 Lanaro viene invitato al prestigioso Busan Cultural Center in Corea del Sud dove dirige “La Traviata” di Verdi. E continua ad ottenere innumerevoli elogi e riconoscimenti, come il premio “Castello d’Oro” di Conegliano nel 2002 e quello “Alla Coralità Italiana” di Piacenza, nel 2006. Senza dimenticare i primi premi al Concorso Polifonico Nazionale “Guido D’Arezzo” nel 2015 e nel 2017, il più grande palcoscenico al mondo per le rassegne corali.

L’attività didattica occupa un posto preminente nella vita musicale del musicista maladense; gli allievi del Conservatorio di Rovigo prima, e di Trento poi, hanno avuto la fortuna di averlo come insegnante. Dal 1993 è inoltre titolare della Cattedra di Esercitazioni corali al Conservatorio Dall’Abaco di Verona. E con “Scrivi che ti canto” ha ideato un concorso poetico e musicale riservato alle scuole dell’obbligo. Molteplici e variegati sono i suoi scritti e percorsi compositivi: sacro, profano, derivazione popolare, opera, musical, per la liturgia, per i bambini e per il teatro, perfino per i carcerati: un bagaglio culturale prezioso per tutti. Ma c’è qualcosa anche di noi, della nostra grande famiglia alpina, tra le righe del curriculum vitae di Lanaro, poiché ha fatto parte dei relatori al recentissimo “Symposium sul canto alpino tradizionale” che si è tenuto in Villa Cordellina a Montecchio (Vicenza) e nel 1981/82, durante il servizio di leva a Udine, ha diretto il Coro della Brigata Alpina Julia portandolo alla vittoria del 3º Concorso Cori Alpini in armi di Cuneo.

Oggi, quello stesso coro è diventato una bella realtà che si chiama “Coro Brigata Alpina Julia Congedati”, affermato per la ricchezza del repertorio e per l’alto livello interpretativo. È “una squadra speciale” con “geometria variabile” poiché i coristi non sono mai gli stessi: provengono da tutte le regioni d’Italia e parlano prevalentemente friulano, veneto e abruzzese. Anche i Maestri sono sempre diversi e spesso si alternano nella direzione durante il medesimo concerto.

Il Coro BaJ, è diventato la testimonianza della storia degli alpini portata e trasmessa alle comunità italiane in Canada e Usa e, onorando la memoria degli alpini della Julia caduti in Afghanistan, al Senato della Repubblica Italiana. Da anni il Coro BaJ sostiene economicamente un corista diventato missionario; così, “l’aquila della Julia” è diventata un’aquila di pace e solca le acque della Thailandia. Parte del ricavato dei numerosi concerti organizzati in tutta Italia viene devoluto al sostegno della ricerca sulle malattie rare. Il grande Giulio Bedeschi ha detto: “Cantare in Coro è prima di tutto un atto di umiltà, confondere la propria voce in mezzo alle altre affinché il risultato sia soltanto collettivo”. Questa è la nostra finalità, il nostro proposito e il nostro tesoro.

In più occasioni Lanaro è tornato a dirigere il Coro BaJ, anticipando il concerto con alcuni stage, preziosi e fondamentali sono i suoi consigli stampati nei raffinati libretti “Caro Coro”. Il Coro della Julia Congedati è stato ospitato molte volte dagli splendidi alpini di Malo: «Abbiamo provato i nuovi canti di Mario, per poi eseguirli in prima esecuzione in chiesa, luogo sacro e prediletto, con una acustica meravigliosa, dove c’è un organo unico al mondo. Così, tra quelle vallate benedette e serene, così vicine all’adorato De Marzi, dove si incontravano Bedeschi e Meneghello, dove si racconta sia nato il tormentato amore di Giulietta e Romeo, abbiamo usato la voce per raffinare noi stessi…».

Una delle ultime fatiche musicali di Lanaro parte e trova spunto da una vecchia cartolina con l’immagine del ponte sul Livergon che porta al Castello sul colle di Santa Libera; Monte Pian sul fondo, un senso di calma e di pace che sale dal torrente. Una cartolina ingiallita dal tempo, due quartine che vengono messe in musica ed ecco che la breve poesia di guerra composta più di cent’anni fa, diventa un inno per il paese di Malo. Un piccolo capolavoro per coro misto, arpa, archi e voce recitante, offerto al proprio paese dal compositore Mario Lanaro, un “ponte” che collega la storia alle realtà musicali di oggi. Riportati nel diario storico di Don Tarcisio Raumer, i versi composti e donati da Pietro Fusco furono stampati nella riuscitissima cartolina da Bortolo Lanaro, nonno del compositore, un antenato che Mario non ha mai conosciuto ma che gli è stato fatto apprezzare dal papà Severo, per oltre cinquant’anni organista di Malo.

Mario Lanaro parla volentieri delle sue vittorie musicali e del premio “Città di Malo” appena ricevuto, parla molto di musica, di progetti, di idee nuove, di aneddoti, ma quando si parla delle sue donne, della moglie Francesca, delle figlie Anna e Lucia, gli si illuminano gli occhi. Senza dubbio sono loro i premi e le medaglie più belle mai ricevute. Bisogna proprio venirci a Malo, bisogna vederla e conoscerla.

Franco Cabrio, violoncellista

Per maggiori info sul Maestro Lanaro: www.mariolanaro.it

  12/02/2018

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