Articolo Alpino

La Torre della Pace


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Ottobre 2017 dell'Alpino


Domenica 6 agosto data storica! Accanto alla chiesa della Madonna dei Broi o della Neve, è stata inaugurata la Torre con la nuova campana Maria Pacis, “figlia” di Maria Dolens di Rovereto, già benedetta dal nostro vescovo Corrado e poi collocata sulla Torre, dalla ditta Andrea Comin. Sarà un luogo della memoria, dedicato all’amicizia tra i popoli dell’Europa e del mondo. Nel corso della storia la Torre da sempre detta longobarda, le cui origini si perdono nel tempo, forse IV-V sec., è stata svuotata delle sue parti lignee, porte e scale, bruciate insieme ai banchi e agli arredi della chiesa che racchiude affreschi databili tra il XIII e il XIV secolo.

Nella Grande Guerra infatti l’edificio fu prigione per i soldati italiani, stalla e deposito di armi, dopo l’occupazione austroungarica a seguito della disfatta di Caporetto nel 1917. Alcuni reperti bellici esposti nel vetro, sotto il pavimento, ci sono stati donati dal museo del Piave di Caorera.

I graffiti prodotti dai soldati imprigionati sono ancora presenti sulle pareti e costituiscono un’importante testimonianza di quei giorni drammatici. Raffaele Antolini, uno di loro, falegname e maestro di musica, si salvò e visse fino a 82 anni come ha testimoniato il nipote Augusto giunto per l’evento da Sant’Arcangelo di Romagna con la famiglia, orgoglioso del nonno qui prigioniero. Tutto è nato dalla volontà del Comitato di realizzare, insieme alla comunità, il “sogno” di don Desiderio Calderer colto in una sua poesia popolare, dopo i restauri del 1927: “O ceseta dei Broi resusitada dopo l’inferno de l’orenda guera... dal tronco campanil allegramente eco la voçe de le to campane che de Fara riciama la pia zente”.

Restaurare la Torre era pure un anelito del maestro Mario Burtet morto negli anni ’90. Ora all’interno della Torre della Pace, una targa ricorda i nomi dei 110 soldati austroungarici deceduti nell’ospedale da campo dentro alla filanda Vedovati, dei 50 soldati farresi partiti per vari fronti e mai tornati e dei 150 civili del paese morti di fame, stenti e violenze di ogni tipo. Accanto ai loro nomi è stata riportata in italiano e tedesco la frase del beato Marco D’Aviano: “Noi vogliamo la pace. Pace con te, o Dio, con noi stessi e con il prossimo”.

La scelta non è casuale: il religioso è sepolto a Vienna e questo a voler rimarcare la pace che lega ora Italia e Austria nel contesto europeo, testimoniata anche dalla presenza all’inaugurazione del colonnello Dieter Allesch, amministratore dell’ufficio regionale della Stiria della Croce Nera d’Austria e di una delegazione di 15 persone in alta uniforme con bandiere e insegne, tra i quali i paesani di uno dei soldati austriaci morto a Farra, il giovane Franz Schlacher di Obdach, vicino a Graz: hanno portato dall’Austria e posto una corona di fiori ai piedi della targa, nella Torre. Anche il direttore de L’Alpino don Bruno Fasani, che ha poi concelebrato, ha ricordato che una campana non è inquinamento acustico, ma richiamo ogni sera alla Pace, da costruire insieme.

Lo speaker alpino, Nicola Stefani, ha presentato il generale Guido Spada che ha tradotto le parole degli amici austriaci, il sindaco Giuseppe Nardi ha portato i saluti dell’amministrazione, il coro San Lorenzo e le associazioni del territorio tra le quali gli alpini, l’aeronautica, i carabinieri, l’Avis, gli emigranti e l’Unitalsi hanno, assieme a tanti altri, vissuto intensamente l’inaugurazione. Due aerei antichi, della collezione di Giancarlo Zanardo, hanno sorvolato il cielo sopra Farra di Soligo. E durante i nuovi rintocchi della campana, i bambini hanno lanciato palloncini bianchi e azzurri; i pronipoti di Raffaele Antolini, Filippo e Ludovico, hanno liberato una bianca colomba di Pace. Il cardinale Beniamino Stella, figlio di questa terra provata del Quartier del Piave, ha benedetto la Torre della Pace e celebrato poi la Messa cantata dal coro parrocchiale, ricordando la fede celebrata nei secoli dentro a questa antica chiesa.

Il maestro scultore Carlo Balliana, cittadino onorario di Farra, ha donato a nome della comunità un suo crocifisso al Cardinale e il signor Diotisalvi Perin, che ha donato due elmetti, uno italiano e uno austriaco, ha ricevuto l’onorificenza della Croce Nera. Ora la campana “Maria Pacis” suonerà ogni sera alle ore 21,30. Tutto questo a distanza di un secolo, quando le campane originarie furono requisite dagli austriaci nel 1917, per essere fuse e trasformate in armi: ora invece, tutto ci ricorda che la Pace è sempre dono e sacrificio di tante umili persone.

don Brunone De Toffol

  09/10/2017

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