Articolo Alpino

La naja obbligatoria


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Lettere al Direttore   pubblicato nel numero di Settembre 2017 dell'Alpino


Sono un alpino di 34 anni, con 6 anni di Esercito alle spalle, di cui più di 4 nelle penne nere. Seguo con inquietudine gli avvenimenti degli ultimi anni riguardo al dilagare sempre crescente del terrorismo di radice islamica, con la continua e inesorabile erosione dei sacri valori di Patria e identità culturale, sia italiana che europea. Per rimanere in tema, qualche numero fa ho letto con interesse la lettera di un alpino il quale asseriva che il reintrodurre la naja obbligatoria fosse una “stupidada”. 

Il mio trascorso ovviamente mi fa protendere per la sua reintroduzione, soprattutto per dare un massiccio rientro in carreggiata a questi giovani di oggi. Dall’altro canto però, nasce sempre una riflessione. Io ora lavoro in una forza di polizia, e ciò mi permette di osservare il costante rifiuto dei giovani (per fortuna non tutti) di qualsiasi cosa si avvicini, anche solo lontanamente, alla disciplina e al rispetto delle regole, sia da parte di italiani, sia da parte di quelli che noi “ospitiamo” con tanto finto buonismo. Per non parlare poi dell’onnipresente e pericoloso antimilitarismo e, con gentilezza mi passi il termine, “antisbirrismo”, subculture cristallizzatesi in questi 60 anni in maniera raccapricciante, e cosa più grave, avallate anche da più di un rappresentante delle nostre alte istituzioni. La reintroduzione della naja, accanto alla ferma volontaria, non farebbe altro, secondo me, che ricreare un nuovo “esercito parallelo” di giovani fancazzisti imboscati, intolleranti anche ad un minimo “attenti”, un inutile appendice della macchina statale, buona solo a far compilare licenze, pernotti e fine settimana ai furieri. Non cambierei opinione, seppur con le dovute e ovvie variazioni, neanche nei confronti del tanto sbandierato e politically correct, servizio civile. No, caro don Fasani, viviamo in uno Stato che non è più uno Stato, in una società che non è più una società, in una Italia che non è più Italia, e la reintroduzione della naja obbligatoria, nel momento storico odierno, non servirebbe proprio a niente, a meno di cambiamenti epocali nella nostra cultura sociale e politica. Il militare, quello vero, facciamolo fare ai nostri volontari e ai nostri uomini delle forze di polizia, che indifferenti a smorfie, brutture e disprezzi di una fetta della nostra società e classe politica, non smettono di alzare il mento e mostrarsi fieri del giuramento urlato nelle Piazze d’Armi.

Luigi Di Meglio Gruppo Brescia Centro, Sezione di Brescia

Caro amico, c’è tanta amarezza nella tua diagnosi. In parte condivisibile ma in parte spinta nel baratro di un pessimismo senza speranza. Io invece sono convinto che le cose possono e devono cambiare. Un gruppo di volontari, che scegliessero la naja in alternativa al servizio civile, non sarebbe un’armata Brancaleone di “fancazzisti” come tu sostieni, ma un insieme di persone che vedono in questo servizio la realizzazione di un desiderio. Perché non è vero che ai giovani piace l’anarchia. Essi hanno bisogno di ordine e di punti fermi. E su questo aspetto è il mondo degli adulti che è latitante, non i ragazzi che sul nulla proposto da tanti pseudo educatori devono progettare le loro giornate.

  11/09/2017

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