Articolo Alpino

La bellezza dei sogni


  Argomento: Premio Fedeltà alla montagna

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Ottobre 2017 dell'Alpino


In Italia tantissime vallate si stanno spopolando. Percorrendo le frazioni sparse nelle valli si trovano ruderi là dove una volta c’erano scuole, allevamenti di animali, famiglie che in quei villaggi vivevano tutto l’anno. Una pena trovare case abbandonate, tetti cadenti, muri demoliti dalle intemperie. Ma non tutto è perduto. Ci sono uomini che nonostante le difficoltà restano coraggiosamente radicati alla loro terra. 

Come in Valle Grande, una trasversale della Valle Vermenagna in provincia di Cuneo, dove nella parte terminale c’è Palanfrè, frazione del Comune di Vernante. Dal 2002 si è ripopolata grazie all’Azienda agricola “Isola” che il Capogruppo di Vernante Michelino Giordano ha creato con l’aiuto di tutta la famiglia. È lui il vincitore del 37º Premio Fedeltà alla Montagna. Palanfrè è una borgata a 1.379 metri, un piccolo gioiello delle Alpi Marittime.

Fino al 2002 non vi abitava nessuno stabilmente durante l’anno, ma solo dall’estate quando i malgari ripopolavano la valle portando le mucche, da giugno a settembre, all’alpeggio. «Ricordo la gioia mia e dei miei fratelli - dice Michelino - quando, finita la scuola, non vedevamo l’ora di tornare a Palanfrè, mettere finalmente i campanacci alle mucche e via... a respirare aria buona. Ma poi veniva settembre e a malincuore dovevamo lasciare tutto per tornare a valle. Finché una mattina di fine estate del 1997…».

Ma cominciamo dall’inizio, racconta Michelino: «Sono nato il 5 aprile del 1972. La mia famiglia è sempre vissuta a Palanfrè. Fino a metà del ’900, nella frazione abitavano 40 famiglie e la borgata contava circa 300 persone. La strada vi arrivò solamente negli anni ’60, mentre prima esisteva una mulattiera e per raggiungere il paese ci voleva circa un’ora di buon cammino. Gli anziani mi dicevano che si viveva benissimo a Palanfrè! C’erano i campi coltivati a patate, segale, lenticchie: risorse fondamentali per tutti, mentre ogni famiglia aveva sei, sette mucche e con quelle riuscivano a mantenersi vendendo formaggi, legna e altri piccoli lavoretti. I miei nonni sono rimasti qui fino a quando mio papà iniziò a fare il malgaro: d’inverno portava le mucche a valle mentre l’estate le riportava agli alpeggi. Cominciai a pensare che se erano vissuti i miei antenati senza nessuna comodità avremmo potuto viverci oggi con tutto lo sviluppo che la società ha subito. I miei fratelli avevano qualche preoccupazione che ben presto svanì, mentre i miei genitori erano più dubbiosi, ma alla fine appoggiarono il progetto.

Sono stati tanti i problemi, molte le critiche, le porte chiuse in faccia, ma nulla mi ha fermato e il tempo mi ha dato ragione. Alle difficoltà si sono sommate le lunghe attese per i permessi di costruzione della stalla e delle abitazioni. Finalmente nel 2002 l’inizio dei lavori. Con l’aiuto di mio fratello Nicola che negli anni aveva avviato un’impresa edile, dopo tanto lavoro con i prefabbricati in legno, nella stessa estate, riuscimmo a costruire l’azienda con la stalla, la casa e il piccolo caseificio e passare il primo inverno a Palanfrè! Oltre a me in azienda lavorano i miei fratelli Bruno, Sergio e mia cognata Danila, oltre alla mamma, che è sempre presente. All’inizio producevamo un unico formaggio mentre oggi, grazie ai vari corsi che ho frequentato per ampliare le mie conoscenze, ne lavoriamo ben 13 tipi diversi. La mandria invece è composta da 100 mucche piemontesi e 20 pezzate rosse. Sono ormai 15 anni che viviamo stabilmente a Palanfrè e la borgata è tornata a vivere, il turismo è aumentato tantissimo, sia in estate che in inverno, perché qui si può arrivare tutto l’anno. Sono sorte altre attività tra cui il Rifugio ‘L’Arbergh’ che è gestito da mia sorella Silvana, mentre tutti hanno risistemato le proprie case. Il progetto che prima era un sogno oggi è realtà e sono felice di aver vinto la scommessa più grande e cioè dimostrare che in montagna si può vivere bene». Michelino conclude con un bellissimo messaggio: «Se avete un sogno inseguitelo, non arrendetevi, credeteci... vedrete che diventerà realtà… ».

Sabato 26 agosto, con un sole splendente, un migliaio di persone sono salite lungo la strada che taglia boschi di castagni, faggi e betulle, fino all’anfiteatro di prati che arriva a Palanfrè, per l’occasione imbandierata a festa. Sul piazzale era tutto un brulicare di alpini, di villeggianti e di curiosi. Michelino Giordano ha presentato la sua azienda al Consiglio Direttivo Nazionale, al seguito del Presidente nazionale Sebastiano Favero. Formaggi della casa, affettati, birra e vino come aperitivo sono stati preludio al grande pranzo che si è tenuto nel fienile. Una costruzione che è una vera e propria opera d’arte con magnifiche travi in legno. Lunghe tavolate perfettamente apparecchiate hanno accolto centinaia di commensali. Michelino ha poi voluto fare una grossa sorpresa al fratello Sergio per il suo compleanno, invitando 860 persone a intonare “Tanti auguri”, non dimenticando di fargli notare che auguri così numerosi non li avrebbe mai più ricevuti in tutta la sua vita!

Nel tardo pomeriggio, nel teatro Nicolao di Vernante, pieno fino all’ultima poltroncina, è stato proiettato un filmato sulla bella realtà di Michelino. Domenica mattina migliaia di alpini hanno fatto rotta verso Vernante per festeggiare Michelino e la sua famiglia. Vernante è un paesino della Val Vermenagna unico nel suo genere. Fra le sue stradine e i suoi vicoletti si può rivivere la storia di Pinocchio grazie ai 160 murales realizzati da due pittori locali (Carlet e Meo), in onore di Attilio Mussino, l’artista e illustratore della prima edizione de “Le avventure di Pinocchio”, che trascorse l’ultimo decennio della sua vita a Vernante a fianco della seconda moglie, la vernantina Margherita Martini. Trenta vessilli sezionali e oltre 160 gagliardetti hanno sfilato per le vie del paese, accompagnati dalle note della fanfara Monregalese e da un picchetto in armi del 2º reggimento, il mitico Doi, dal Labaro con il Presidente Favero e i Consiglieri nazionali. Presenti anche i due gonfaloni della Provincia decorati di Movm e cioè Cuneo e Boves, seguiti dal gonfalone di Vernante, il vessillo sezionale di Cuneo con il Direttivo al completo, il ten. col. Claudio Caramia del 2º Alpini in rappresentanza del comandante della brigata Taurinense Massimo Biagini, impegnato con i suoi alpini in Afghanistan, il cap. Silvia Cuniberti del 1º Artiglieria da Montagna di Fossano, l’assessore allo Sviluppo della Montagna della Regione Piemonte Alberto Valmaggia, il primo cittadino di Cuneo nonché Presidente della Provincia Federico Borgna e tanti sindaci, in primis quello di Vernante, Fulvio Dalmasso. In piazza Vermenagna, quella che porta nella Valle Grande, dove è situato il monumento ai Caduti, si è svolta la cerimonia dell’alzabandiera, affidata a due alpini del Doi che hanno anche deposto una corona in memoria dei Caduti.

Tutti i presenti si sono uniti nel canto dell’Inno d’Italia. In piazza dell’Ala il parroco don Lorenzo ha celebrato la Messa, alla fine della quale, dopo la Preghiera dell’Alpino letta da un’alpina in armi, ha ringraziato l’Ana per aver scelto Michelino quale vincitore del 37º Premio. Ha preso poi la parola il sindaco di Vernante Fulvio Dalmasso: «È stato un onore e un’emozione vedere le penne nere sfilare per le strade cittadine. La manifestazione ha rappresentato un’occasione per far conoscere il nostro paese agli alpini di tutta Italia. Un grande orgoglio assistere alla premiazione del mio concittadino, che ha saputo far rinascere la frazione di Palanfrè insieme alla sua famiglia, lavorando con passione e curando ogni piccolo dettaglio. Ciò che vediamo oggi è il frutto di anni di fatica e impegno, il risultato tangibile di una scelta di vita che lascia il segno sul territorio».

«La manifestazione si è chiusa con bilancio più che positivo», ha commentato il Presidente della Sezione Ana di Cuneo Mario Leone che ha ringraziato la Commissione nazionale per aver assegnato a Michelino questo prestigioso premio e al Comune di Vernante per la preziosa collaborazione. «Questo premio rappresenta uno dei momenti più significativi per la nostra Associazione - ha ricordato il Presidente dell’Ana Favero - perché viene conferito all’alpino che raggiunge uno scopo importante: quello di rimanere, attraverso il suo lavoro, fedele alla montagna. Essere alpini, infatti, non vuol dire solo essere uomini profusi al dovere e a difendere dei valori, ma anche essere pronti a dare. Michelino ne è un esempio perché ha dimostrato di avere quella passione che fa delle penne nere qualcosa di speciale, una passione fondata sull’autenticità dei valori in stretto legame con il territorio».

Il simbolo del Premio Fedeltà alla Montagna è un trofeo che rappresenta una radice, consegnata dal responsabile della Commissione Ana, Antonello Di Nardo, che ha dato lettura della motivazione: «Premio assegnato a Michelino Giordano, 45 anni, vernantino, titolare dell’azienda agricola “Isola” a Palanfrè, per essere rimasto fedele alla terra dove è nato e per l’impegno dimostrato nel perseguire il recupero di quest’area montana attraverso la sua attività nell’azienda di famiglia».

La famiglia Giordano al gran completo è stata quindi chiamata a salire sul palco. Alla mamma di Michelino il Presidente Favero ha offerto una composizione floreale. La cerimonia si è conclusa con lo scambio del trofeo tra Diego Dorigo, di Laste (Belluno), vincitore del 36º Premio e Michelino Giordano.

Gianfranco Fabbri
gianfabbri@alice.it

  09/10/2017

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