Articolo Alpino

L’acropoli degli alpini


  Argomento: Trento 2018

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Febbraio 2018 dell'Alpino


La montagna di Trento, il suo “Doss”, è nel cuore dei trentini e durante l’Adunata ospitata dalla città sottostante sarà anche scenario di eventi ed emblema di storia e cultura. In attesa del nuovo Museo nazionale storico degli Alpini, che sarà ristrutturato e ampliato. Il Doss Trento o Verruca è un massiccio che si eleva sulla spianata dell’Adige con un’altezza media fra i 290 e i 300 metri. È caratterizzato da pareti verticali che l’hanno reso, sin dai tempi più antichi, una fortezza naturale quasi inespugnabile. 

Proprio su una di queste pareti è incisa la scritta “Per gli Alpini non esiste l’impossibile”, che dell’Adunata è diventata il motto. Ma la sua storia inizia con i romani. Il Doss fu roccaforte, nel 102 a.C., che creò le condizioni per la vittoriosa battaglia riportata contro i Cimbri durante il loro tentativo di discesa nella Valle dell’Adige. Poco tempo dopo alla base del Doss fu edificata una cittadella, odierno quartiere di Piedicastello, la quale rappresentò il nucleo originario dei successivi insediamenti umani. In tempi più recenti, prima e durante la Grande Guerra il Doss Trento fece parte integrante del sistema di difesa eretto dagli austriaci attorno al capoluogo, chiamato “Fortezza di Trento”, mentre nel primo dopoguerra, quando il Trentino divenne italiano, il Governo di Roma decise di affidarlo alla municipalità di Trento.

Allora, il Doss ospitava sulla sua sommità una serie di manufatti appartenenti a diverse epoche storiche: i più rilevanti erano la polveriera, situata nella parte centrale della spianata e un edificio chiamato “Casa nobile”, antica villa vescovile risalente al secolo XVII, con annessa una colombaia militare. C’era poi un tabernacolo maestoso, alto otto metri e largo quattro, contenente un crocefisso. Subito dopo il termine della Grande Guerra, si sentì la necessità di rendere omaggio ai combattenti mediante un’opera maestosa, ossia l’edificazione di una struttura con caratteristiche architettoniche di un castrum romano.

Da allora si iniziò ad immaginare la sommità del Doss Trento caratterizzata da un insieme coerente di strutture architettoniche che, integrandosi fra di loro, avrebbero dato vita ad una vera e propria Acropoli Alpina. L’idea di costruire un complesso in onore del Corpo degli Alpini fu della Legione Trentina, con pieno sostegno del Comando Superiore delle Truppe Alpine e dell’Associazione Nazionale Alpini: venne costituita la Fondazione Acropoli Alpina. La dislocazione dell’opera era prevista sul Doss di Trento, parco naturale e memoria di antichi insediamenti preistorici e Romani, accanto al Mausoleo dedicato all’alpino e martire Cesare Battisti. La proposta fu accolta dal Governo nel 1938 che istituì la Fondazione Acropoli Alpina, col compito di raccogliere e conservare la documentazione storica degli alpini.

Tra l’aprile e il dicembre del 1934 fu edificato il Mausoleo, dedicato al martire irredentista Cesare Battisti; il primo progetto prevedeva la costruzione di una mastodontica opera delle linee del castrum romano, ma dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la Fondazione rinunciò al costoso progetto iniziale e costruì l’attuale Museo-Sacrario che fu inaugurato il 15 marzo 1958, in occasione della 31ª Adunata Nazionale degli alpini a Trento.

Al Museo si arriva percorrendo la “Strada degli Alpini”, costruita dal Distaccamento Alpini della Verruca con gli alpini delle cinque Divisioni, ed inaugurata dal generale Gabriele Nasci nel 1942. Oggi la storia del Doss continua, con gli imminenti lavori di ristrutturazione e ampliamento del Museo, che celebrerà l’impegno passato, presente e futuro degli alpini d’Italia.

  12/02/2018

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