Articolo Alpino

In visita al sacrario


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Lettere al Direttore   pubblicato nel numero di Novembre 2018 dell'Alpino


Sono Lisa e sono figlia di Adelmo Lambertini, un alpino. Nei miei 43 anni di vita il cappello di mio padre l’ho sempre visto appeso in un punto di onore in casa. Quando ero bambina era in soggiorno, su quadro del congedo e da ragazzina mi fermavo a guardare i volti dei commilitoni del mio papà, così vicini a me di età.

Crescendo ho assimilato molto dai libri della biblioteca di mio padre e così a 16 anni avevo già letto La ritirata di Russia, Centomila gavette di ghiaccio e altri libri che abbondavano nelle sue mensole. Questa piccola introduzione è per trasmettere anche a voi lettori l’immagine dei volti di quella generazione che è stata chiamata a difendere i confini. Cambia l’anno di nascita, ma comunque alcuni di quei soldati hanno compiuto i 18 anni nelle trincee e questo pensiero mi ha accompagnato mentre nell’ossario intravedevo centinaia di teschi accatastati l’uno sull’altro. Una delle signore che hanno partecipato alla gita ha osservato che sarebbe stato più rispettoso non rendere i teschi visibili, mentre io credo che quei teschi di giovani soldati hanno la missione più grande, ricordarci e farci da monito. Siamo stati accompagnati dal generale in congedo Domenico Innecco, rappresentante di una fondazione privata che si occupa di tenere aperto il sacrario ogni giorno dell’anno, la nostra guida nei modi trasmette i suoi ideali e si percepisce un cuore nobile, che parla di quei giovani come dei figli della Patria, arrivati da ogni regione per difendere i confini. Lo stesso rispetto lo vuole per gli oltre 5.000 soldati italiani che per i 40 austriaci. Il museo di questa fondazione raccoglie ricordi di quella vicenda e delle persone che l’hanno vissuta, ad accompagnarci un collaboratore della fondazione con i nonni austriaci. Lui racconta che ad essere da una parte o dall’altra di quelle trincee erano ragazzi cresciuti nelle stesse terre, a pochi chilometri. Abbiamo visitato il sacrario, tutto decorato con affreschi che rappresentano la vita e la morte, l’attesa della morte al fronte. Siamo risaliti per gli oltre trenta metri della splendida struttura che si armonizza con il pacifico panorama. Quello che circonda ora il sacrario è pace e un panorama che non sembra possibile sia stato teatro di feroci battaglie di postazione, dove la baionetta e la mazza ferrata distruggevano vite insieme a gas e bombe.

Lisa Lambertini, San Giovanni in Persiceto (Bologna)

La morte a volte è il grido più alto con cui si possa far riflettere i vivi.

  13/11/2018

Commenti 0

 

2002/2018 © Ana.it. Tutti i diritti riservati. Questo sito è di proprietà della Associazione Nazionale Alpini
P.IVA/C.F. 02193630155
L'uso degli indirizzi mail riportati su questo sito è esclusivamente finalizzato ad usi associativi. E' vietata la riproduzione anche parziale - Marchio registrato
FAQ - Privacy - Credits