Articolo Alpino

In metà di mille


  Argomento: Protezione Civile

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Ottobre 2018 dell'Alpino


Si usa spesso il termine “metà di mille”, per indicare un grande numero, una quantità considerevole e non trascurabile, una grandezza degna di attenzione e di impegno. E in questo caso, i “metà di mille” sono i ragazzi dai 10 ai 18 anni, per la precisione 468, che nel periodo estivo appena concluso hanno partecipato ai 17 campi scuola distribuiti sul territorio dei quattro Raggruppamenti. Un’iniziativa organizzata dalla Protezione Civile Ana e inserita nel progetto nazionale “Anch’io sono la Protezione Civile”, predisposto dall’ufficio Volontariato, Formazione e Comunicazione del Dipartimento nazionale di Pc.

Un piano di formazione e di educazione che ha visto un grande impegno dei vari Raggruppamenti: 3 campi per il 1º Raggruppamento a Trecate (Novara), Monastero Bormida (Asti) ed Alessandria; 2 per il 2º Raggruppamento a Toscolano Maderno (Brescia) e ad Almenno San Bartolomeo (Bergamo); 5 per il 3º Raggruppamento a Malborghetto (Udine), Montefosca di Pulchera (Udine), Seren del Grappa (Belluno), Pederobba (Treviso) e Zovencedo (Vicenza) e ben 7 per il 4° Raggruppamento a San Valentino in Abruzzo (Pescara), Latina, Basciano (Teramo), Montazzoli (Chieti), Taranta Peligna (Chieti), Manoppello (Pescara) e a Teramo.

Un appuntamento in molti casi voluto “a furor di popolo” dai ragazzi e dalle loro famiglie che attendono ogni anno il ripetersi di un’esperienza che diviene educativa prima ancora che formativa e che molto spesso vede i giovani ormai “fuori quota” a causa dell’età, tornare per salutare e per dare una mano come novelli volontari, aspiranti ad entrare a far parte della Protezione Civile della grande famiglia alpina. In una settimana intensa i giovani entrano in contatto con le specialità della nostra Protezione Civile e con le realtà del territorio, ma soprattutto dove imparano a rispettare quelle poche regole che sono le colonne portanti dei nostri valori.

Sembra impossibile ma i ragazzi rinunciano per tutta la durata del campo al cellulare, regola accolta quasi generalmente di buon grado. Quest’esperienza, spesso nuova e irripetibile, è arricchita dalla capacità degli alpini di tramandare le loro tradizioni alle nuove leve, facendo comprendere ai giovani anche la nostra storia e il nostro passato, come accaduto a Montefosca di Pulchera dove i giovani hanno vissuto “una notte in trincea”, dormendo appena sopra Caporetto, nelle gallerie scavate nella roccia durante la Grande Guerra. Il giorno successivo, l’appassionante e inimitabile racconto dei fatti d’arme di quella zona da parte dello storico e alpino Guido Aviani, terminato con l’omaggio a Riccardo Di Giusto, primo Caduto italiano della Prima guerra mondiale, colpito alla testa da un cecchino austro-ungarico la sera del 24 maggio 1915.

«Un grande impegno per i nostri volontari e per la Protezione Civile Ana, ai quali vanno i miei complimenti e il grande ringraziamento mio e di tutta l’Ana. Un’esperienza che risulta essere un investimento di cultura e di valori che fa ben sperare nel futuro e aiuta a costruire un’Italia migliore», ha commentato Gianni Gontero, coordinatore nazionale della Protezione Civile Ana. Stefano Meroni

  09/10/2018

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