Articolo Alpino

Il più vecio dei veci


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Ottobre 2018 dell'Alpino


Luigi Tomasi, nato il 17 ottobre 1908, e quindi prossimo al ragguardevole traguardo dei 110 anni, è l’alpino più longevo d’Italia. Originario di Ala, vive nel centro storico della città dei velluti, accudito da una nipote e attorniato dall’affetto dei figli e dei numerosi nipoti e pronipoti. È anche il membro più anziano del Gruppo di Ala, sodalizio fondato nel 1930 e intitolato, dopo la sua rifondazione avvenuta nel 1952, all’alense Mario Sartori, tenente caduto in Russia nel 1943 e insignito della Medaglia d’Argento al valor militare.

Luigi ha attraversato un secolo e due guerre mondiali, la prima da bambino e la seconda da soldato. I primi anni della sua vita li trascorre con la famiglia a Maso Corona, località vicino ad Ala, dove il padre lavora la terra come mezzadro. Scoppiato il primo conflitto mondiale, Luigi, assieme alla madre e ai sei fratelli, nel 1917 viene sfollato a Savona per sfuggire ai bombardamenti. Qui la madre si ammala di “doia”, così era chiamata a quei tempi la polmonite, e morirà a 45 anni poco dopo essere tornata in terra trentina. «Fu così - racconta Luigi - che nell’estate 1918, mentre andavamo a prendere la legna per la cucina, fummo sorpresi da un forte temporale.

Appena a casa mia madre si mise davanti a una finestra per prendere una boccata d’aria. Accaldata e bagnata com’era si prese la terribile malattia». Terminata la guerra, la famiglia si riunisce e il padre torna al lavoro della terra. Intanto Luigi diventa adulto e nel 1930 convola a nozze con Maria Bazzanella, matrimonio allietato dalla nascita di ben otto figli. Dopo le nozze la coppia si trasferisce ad Ala e Luigi comincia ad occuparsi dei campi dei conti Malfatti. Ma all’orizzonte si affacciano di nuovo nubi minacciose: la Seconda guerra mondiale è ormai imminente. Nel 1939, l’alpino Luigi viene richiamato sotto le armi per un corso di addestramento di due mesi a Brunico e nel maggio del 1940 arriva un’altra cartolina di richiamo; deve partire per il Col di Nava e da lì al Colle della Maddalena, valico alpino situato a 2.000 metri e che si trova tra l’Italia e la Francia.

«Era la fine di giugno, ma c’era ancora molta neve, tanto che parecchi soldati, probabilmente a causa dell’equipaggiamento inadeguato, ebbero i piedi congelati. Noi avevamo 40 muli ed eravamo aggregati al 35º ospedale da campo degli alpini di Bolzano. A dorso di mulo trasportavamo i viveri e le attrezzature e portavamo di ritorno i feriti. Nell’autunno del 1940 venne emanata una circolare che disponeva di porre in congedo i padri di famiglia con almeno quattro figli. Era il mio caso. Così tornai a casa. Però subito sono stato mobilitato e con me tutti quelli che possedevano animali da tiro, per lavorare per l’esercito italiano prima e per quello tedesco poi. Venne il 25 aprile e la guerra terminò». Nel frattempo i conti Malfatti decidono di vendere i loro poderi e la buonuscita per Luigi sono 3 ettari di terra che ha coltivato con passione fino all’età di 80 anni e che ha garantito a lui e alla sua discendenza una vita dignitosa. Ora la sua vita scorre tranquilla e serena tra la sua casa, il centro diurno per anziani di Ala, che frequenta dal 2015 e le feste di compleanno e cerimonie varie che in questi ultimi anni vengono organizzate in suo onore.

È del giugno di quest’anno la significativa cerimonia che il Gruppo di Ala, alla presenza di numerose autorità, nonché dei rappresentanti provinciali e nazionali dell’Ana, ha voluto celebrare presso la Sala consiliare del Comune per onorare e premiare i quattro membri più anziani, i veci alpini del Gruppo alense, che ad oggi conta 210 aderenti. Oltre a Mario Mattei, classe 1928, a Giulio Tognotti, classe 1926, a Battista Cipriani, classe 1928, c’era il nostro Luigi, testimone, come tutti gli alpini, “dei valori dell’Italia migliore”. Lui e gli altri veterani, riprendendo un concetto espresso dal Capogruppo Renato Zendri a conclusione della cerimonia, «attraverso la condivisione delle loro vicende personali ci aiutano a tenere viva la memoria storica del conflitto e ci ricordano quanto sia importante per ciascuno di noi impegnarsi per conservare la pace e mettersi a disposizione degli altri».

E Luigi, arrivato alla soglia dei 110 anni, con una mente lucida e uno spirito improntato sempre al buon umore, non solo è depositario prezioso di storia e memoria, ma è anche esempio di vita, una vita dura la sua, costellata di avversità, ma sempre vissuta con ottimismo.

  09/10/2018

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