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Il “Forca di Presta”, presenza ANA negli Appennini
Articolo di tipo Articolo pubblicato nel numero di Marzo 2012 dell'Alpino
Tra le varie proprietà della sede nazionale: il Soggiorno Alpino di Costalovara, il rifugio Contrin in alta val di Fassa e il rifugio Cecchin al Lozze, da alcuni decenni è stato “adottato” anche il rifugio “Medaglia d’Oro al V.M. Giovanni Giacomini” a Forca di Presta, a quota 1.550, situato nel territorio del comune di Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Un rifugio alpino sui generis, che potrebbe essere appenninico perché, contrariamente agli altri fratelli sull’arco alpino, è situato nell’Italia centrale, al confine fra tre regioni: Marche, Umbria e Lazio. Una posizione strategica nel territorio nazionale che permette all’Associazione Nazionale Alpini di essere presente in modo più capillare anche nel 4° raggruppamento.
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L’ampliamento - Un sopralluogo, il 3 marzo 2010, da parte di rappresentanti della Commissione Grandi Opere presieduta dall’attuale vice presidente nazionale vicario Sebastiano Favero, con l’allora presidente della sezione Marche Sergio Macciò, del progettista Bernardino Virgulti, del vice presidente nazionale Ornello Capannolo in qualità di rappresentante del 4° rgpt., chi scrive e un gruppetto di alpini, ha permesso di accertarsi delle condizioni del rifugio e di conoscere le nuove opere in progetto.
La prima considerazione, vista la bellissima posizione sui Monti Sibillini, a cavallo di tre regioni, è stata che, verificata la proprietà della sede nazionale, un rifugio nella zona del 4° raggruppamento avrebbe avuto sicuramente una funzione di maggiore presenza dell’alpinità nel territorio al di fuori della catena alpina.
Questi i nuovi lavori previsti:
1. Ampliamento del piano terra di mq. 68,75 con destinazione sala da pranzo e cucina, di mq. 32,50 per servizi accessori quali la cisterna idrica ed il locale da tenersi sempre aperto per il rifugio di emergenza;
2. Ampliamento del piano primo di mq. 68,75 con destinazione camere e servizi igienici;
3. Lavori adeguamento generale di tutto il rifugio nel suo complesso con opere di ordinaria e straordinaria manutenzione;
4. L’ampliamento verrà realizzato con muratura portante in pietra locale (travertino) per il piano terra, da lasciare a vista come la parte esistente, muratura in mattoni tipo “Poroton Portante” per il primo piano da intonacarsi sempre come la parte esistente;
5. Le strutture portanti sia in elevazione che i solai da realizzarsi nel rispetto delle normative antisismiche per le zone di 2ª categoria (zone in cui ricade il rifugio), il solaio di copertura da coibentare ed impermeabilizzare con guaina e vernice alluminio;
6. Gli infissi interni ed esterni simili a quelli già esistenti;
7. L’applicazione sui timpani e sui fronti laterali intonacati di un perlinato in legno smerlato per meglio integrare la nuova struttura e quella esistente nel territorio.
8. Si specifica inoltre che le opere di sbancamento necessarie alla realizzazione dell’opera non creano forte impatto in quanto si prevede, ad opere terminate, il ripristino del manto erboso nelle zone oggetto di intervento che sono rimaste inutilizzate;
9. Le pareti interne portanti i divisori saranno intonacate e tinteggiate cosi come i soffitti, tutte le nuove strutture saranno dotate di impianti elettrico, idrico, sanitario e di riscaldamento a norma di legge collegati agli impianti della zona esistente;
10. Con la nuova distribuzione interna del piano primo la capacità ricettiva del rifugio è pari a 24 posti letto distribuiti su 6 camere.
L’idea nata dagli alpini marchigiani qualche decennio fa viene portata avanti senza sosta mantenendo un aggiornamento costante in base alle esigenze attuali. La garanzia della gestione, la verifica delle potenzialità turistiche, i costanti rapporti con la sede nazionale sono gli elementi primari che contraddistinguono la qualità dell’operato. Una ditta di lavori edili esegue bene le opere principali mentre i completamenti, le rifiniture, intonaci, pavimenti ecc. vengono realizzati dai volontari alpini della Sezione stessa.
Il presidente sezionale Macciò, che purtroppo è mancato recentemente, è stato l’anima dell’operazione con i suoi iscritti. Con il geom. Bernardino Virgulti, tra l’altro progettista, ha dato continuità ai lavori del rifugio, mantenendo i rapporti con la sede di Milano, con l’umiltà della gente semplice che talvolta rinuncia a chiedere e risolve i problemi. Lo scorso anno, nel corso della malattia, Macciò ha trovato il suo degno sostituto nel nuovo presidente Sergio Mercuri che con lo stesso spirito di volontà ha portato avanti l’impegno. Intanto sono già state eseguite le principali voci del progetto di ampliamento con la realizzazione del piano terreno sul retro per il nuovo vano della cisterna idrica, del magazzino e del rifugio di emergenza.
I tempi per lavorare, a causa della neve sempre abbondante fino a primavera, sono solo sette-otto mesi all’anno. Quest’anno si prevede il completamento del rustico ampliato poi, negli anni successivi, le finiture e l’arredamento. Bravi alpini delle Marche che aggiungono, con determinazione e simpatia, un tassello dell’ANA nel territorio nazionale. La stessa simpatia che troveranno gli ospiti del rifugio, con l’ottimo servizio e la qualità della tavola.
Renato Zorio
Tutto iniziò 50 anni fa
Bisogna risalire agli anni sessanta e fare ricorso a tutte le risorse di memoria se vogliamo rifarci ai tempi in cui il manipolo di alpini del gruppo di Ascoli maturò un’idea sulla quale tutti si trovarono d’accordo: la volontà di costruire un rifugio in montagna. La decisione divenne definitiva ed irreversibile nel corso di una riunione a Santa Gemma. L’elemento qualificante e uguale per tutti era la… penna e, di riflesso, l’amore per la montagna.
La costruzione del rifugio era sì un evento da consegnare alla storia ma anche un punto fermo, la “casa” che testimoniasse questo nostro sentimento oltre alla voglia di esprimere le nostre capacità. Venne dunque approntato un progetto, la comunanza agraria di Pretare (Ascoli Piceno) aderì alla richiesta di concessione gratuita di un appezzamento di terreno delle dimensioni di 2.000 metri situato nei pressi del valico di Forca di Presta. Con grande fervore iniziarono i lavori, furono racimolati da più parti i materiali: dall’impresa Pichini e Lucidi, dagli alpini di Acquasanta Terme “braccia” e travertino, collaborazione anche da parte degli alpini di Arquata, di un ingegnere del gruppo di Macerata il progetto degli arredi e rifiniture, gli infissi di porte e finestre furono recuperati dalla demolizione del caseificio di Arquata, le opere murarie più impegnative furono affidate a più riprese a piccole imprese che venivano faticosamente ma puntualmente retribuite. La sede nazionale, sotto la presidenza di Bertagnolli, concesse due erogazioni di due milioni di lire ciascuna.
Si raggiunse un altro accordo con la comunanza agraria di Pretare per il prelievo di acqua in vicinanza del valico, fu costruita una stazione di pompaggio: motopompa, relativo ricovero in muratura, tubazione interrata, serbatoio di accumulo a monte del rifugio; il complesso è tuttora funzionante. Nei primi anni Settanta il rifugio era agibile e dopo alcuni tentativi di conduzione diretta, solo domenicale, ne fu affidata la gestione con regolare contratto a persone del luogo, principalmente coppie di sposi. Il manipolo dei soci fondatori fu anche concorde nell’intestare il rifugio alla Medaglia d’Oro ascolana Giovanni Giacomini, e attribuirne la proprietà alla sede nazionale dell’ANA a Milano, perché fosse così inalienabile e, comunque, al di sopra di eventuali, futuri interessi personali.
Enzo Giacomini
21/02/2012
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