Articolo Alpino

Dolomiti Hydrotour


  Argomento: Trento 2018

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Dopo la Prima Guerra Mondiale le centraline elettriche che approvvigionavano il Basso Trentino erano state distrutte e si doveva ripartire. E forse i reduci non pensavano che una volta tornati a casa dal fronte avrebbero ripreso in mano l’esplosivo che avevano imparato a usare in battaglia, stavolta non per annientare ma per costruire. Le cariche dovevano aprire la roccia del Monte Rocchetta per realizzare i quasi 10 chilometri della galleria di derivazione che avrebbe condotto l’acqua dal sovrastante lago di Ledro e del torrente Ponale alla centrale in riva al Garda. 

In questo modo negli anni ’20 è iniziata la storia della centrale idroelettrica di Riva del Garda, gioiello architettonico – la disegnò l’architetto di fiducia di Gabriele D’Annunzio, autore anche del Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera, Giancarlo Maroni, che proprio di quelle parti era originario – e fonte di energia rinnovabili tutt’ora in funzione. La centrale di Riva del Garda è una delle oltre 3.200 centrali idroelettriche d’Italia e produce l’energia sufficiente ad alimentare per un anno una città grande come Pavia. L’impianto, che fu inaugurato nel marzo del 1928 dopo 8 anni di cantiere e rinnovato negli anni ’90, oggi appartiene al Gruppo Dolomiti Energia, che lo ha reso visitabile nell’ambito del progetto Dolomiti Hydrotour.

Non è un museo, ma una struttura ancora in attività telegestita dal Centro di Telecontrollo Integrato di Trento, un pezzo vivo della storia italiana della produzione. L’obiettivo di quella che è una delle maggiori multiutility italiane è di valorizzare le proprie centrali idroelettriche, patrimonio di tutto il Trentino. Oltre all’imponente edificio di Riva del Garda, anche nell’impianto di Santa Massenza è stato allestito un percorso su come nasce l’energia, e presto verrà aperta anche la centrale di Cogolo, in Val di Pejo.

A Riva del Garda si può osservare il funzionamento di una centrale idroelettrica attraverso un’esposizione divulgativa scientifica e allo stesso tempo curata nella ricerca storica. Si entra in galleria con il caschetto antinfortunistica, misura obbligatoria per rispettare i parametri di sicurezza di una centrale idroelettrica. L’impianto “a serbatoio” è dotato di una pompa multistadio che consente il pompaggio dell’acqua dal lago di Ledro a quello di Garda con un salto di 583 metri. Dalla galleria alla condotta forzata – tubo metallico lungo 732 metri con diametro di 2,30 – l’acqua arriva alle turbine Pelton che insieme all’alternatore compiono la trasformazione. La materia prima, infine, torna nel lago, perché l’energia sia pulita, rinnovabile e sostenibile.

Si compie così il passaggio dalla natura all’energia che permette di accendere la luce, usare il forno e guardare la tv, caricare lo smartphone. Addentrandosi nel cuore della Centrale, si conosce non solo la tecnica che è alla base della produzione e della distribuzione, ma anche la sua storia. Le foto d’epoca dell’inaugurazione, risalenti al 1928, mostrano il ministro Pietro Fedele e D’Annunzio sorridenti a Riva del Garda, mentre gli arredi della vecchia sala controllo, ricostruiti sul modello originale in marmo nero, testimoniano l’attenzione dell’architetto per l’eleganza e il lusso.

Grazie al percorso espositivo di Hydrotour, la Centrale è diventata un polo anche culturale, che spiegando come si accende la luce riesce ad accendere la curiosità. La prenotazione della visita non è obbligatoria ma consigliata, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza turistica.

c.t.

Info e orari di visita allo +39 0461 032486 oppure su www.hydrotourdolomiti.it

  09/01/2018

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