Articolo Alpino

Destini incrociati


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Febbraio 2017 dell'Alpino


La notte fra il 29 e il 30 luglio 1916 il 5º Gruppo Alpini, formato da sei battaglioni compreso il “Monte Antelao”, ricevette l’ordine di attaccare le posizioni nemiche sulle Tofane e sul Lagazuoi penetrando in profondità nella Val Travenanzes. Della 96ª compagnia, che doveva fare da apripista agli altri reparti, facevano parte gli alpini Lorenzo Albertelli e Giuseppe Rucci. Erano partiti sul far della notte. Il piano era quello di utilizzare il percorso del camminamento di mina, raggiungere il cratere provocato dall’esplosione sul Castelletto e scendere nel canalone verso la Val Travenanzes. 

La salita, compiuta attraverso stretti cunicoli, richiese più tempo del previsto e così pure la discesa accidentata e pericolosa fra massi e detriti. Alla base del canalone, dopo un primo contatto con il nemico, la 96ª si divise in due gruppi: il 1º e 2º plotone proseguirono sulla destra ai piedi della Tofana I, il 3º e il 4º si diressero a sinistra per espugnare la postazione nemica detta “Sasso misterioso”, un masso spaccato grande come una casa al cui interno gli austriaci avevano scavato cunicoli e posizionato mitragliatrici.

Dopo un breve successo iniziale gli alpini dovettero però arrestarsi di fronte alle trincee e alle difese nemiche ben organizzate. Ormai la sorpresa era svanita e l’alba si stava avvicinando esponendo sempre più gli alpini al tiro delle mitragliatrici e delle artiglierie avversarie. La colonna di centro, formata dal Belluno e dalla 96ª dell’Antelao, si trovò isolata senza l’appoggio degli altri battaglioni che, a loro volta, avevano trovato difficoltà sul loro percorso. A farne le spese fu soprattutto il Belluno che lasciò sul terreno una novantina fra morti e feriti e 136 uomini vennero fatti prigionieri. Quasi tutti appartenevano alla 79ª compagnia. La 96ª dell’Antelao ebbe invece sette caduti: due sottotenenti del 3º e 4º plotone e cinque alpini. Rucci e Albertelli purtroppo erano tra loro. Rucci era stato colpito al petto, Albertelli alla testa, uccisi dai colpi sparati dalle postazioni avversarie alla base della Tofana e del Castelletto.

Il comandante del plotone, tenente Luigi Verzegnassi, rientrò ai vicini baraccamenti dove erano stanziati i soldati italiani e si accinse ad espletare le formalità sul registro degli atti di morte della Compagnia. Intinse il pennino nel calamaio e iniziò a scrivere: “Nº 52, pag. 30, fascicolo II. Rucci Giuseppe, nato ad Atessa (Chieti), il 7 dicembre 1896, da Domenico e Teti Maria. Morto in combattimento al Castelletto della Tofana I, il 30 luglio 1916”. Proseguì: “Nº 53, pag. 31, fascicolo II. Albertelli Lorenzo, nato a Cirone, Parma il 7 dicembre 1896, da Pietro e Pioli Delfina. Morto in combattimento nella località Castelletto della Tofana I, il 30 luglio 1916”. Giuseppe e Lorenzo erano nati e morti lo stesso giorno. Qualche fiore di montagna, i commilitoni attorno alla fossa e una preghiera. Furono sepolti così come caddero, uno accanto all’altro, nel piccolo cimitero di guerra del Vallon de Tofana, situato nelle immediate vicinanze del fronte. Tomba n. 17 e 18 si legge su un quadernetto, denominato “Liber mortuorum”, tenuto da padre Domenico De Rocco, cappellano del Battaglione, su cui annotò data, causa, luoghi della morte e di sepoltura dei suoi alpini.

Se di Rucci il tempo ha nascosto le tracce, qualcosa invece sappiamo della famiglia Albertelli. Le disgrazie per loro non erano purtroppo finite. Il 10 settembre 1916 morì sul Monte Pasubio un altro figlio, Aldino, classe 1895, arruolato il 12 gennaio 1915 nel 4º Alpini, battaglione Aosta. Poco tempo prima, durante un avvicendamento al fronte, aveva incrociato il compaesano Domenico Ferri e mosso da un triste presentimento gli aveva detto: «Tu sei tornato da quell’inferno, ma io non tornerò». Aldino morì nell’assalto al Coston di Lora, sul Pasubio.

Quel giorno il battaglione Aosta, già fortemente ridotto nell’organico, rimase con soli ventotto uomini dei trecento andati all’assalto. Un commilitone di Aldino, in seguito chiamato a testimoniare sulla sua sorte, riferì che durante l’attacco erano poco distanti uno dall’altro, ma ad un certo punto, giratosi, vide l’amico saltare in aria disintegrato da una granata. La solita formula monotona e burocraticamente fredda, tipica del gergo militare di chi compilava i fogli matricolari recita: “Disperso nel fatto d’armi del Coston Lora il 10 settembre 1916. Rilasciata dichiarazione di irreperibilità il 17 maggio 1917”.

Proprio nel maggio 1917 ai coniugi Albertelli nasceva un altro bambino, ultimo di 11 figli; lo chiamarono Lorenzo in ricordo del figlio caduto l’anno prima sulle Tofane, ma il piccolo visse solo sette giorni. Oggi di Giuseppe, Lorenzo, Aldino e di molti altri, rimangono solo i nomi. Questo racconto vuole contribuire a rendere omaggio a tanti come loro, dimenticati nelle pieghe del tempo. L’auspicio è che la memoria dei valorosi rimanga impressa nella storia delle comunità montanare.


GIUSEPPE RUCCI - Nato ad Atessa (Chieti), il 7 dicembre 1896, da Domenico e Maria Teti. Il suo foglio matricolare sembra quasi una fotocopia di quello dell’Albertelli. Chiamato alle armi il 22 novembre 1915 nel 7º reggimento alpini, battaglione Pieve di Cadore. In zona dichiarata in stato di guerra dal 10 dicembre 1915. Di professione contadino, non sapeva né leggere né scrivere. Morto in combattimento al Castelletto della Tofana I, il 30 luglio 1916. Il preciso riferimento alla compagnia ci consente di stabilire con certezza che, come Albertelli, era stato trasferito al Monte Antelao, battaglione del 7º Alpini, costituito il 1º dicembre 1915 a Mel in provincia di Belluno. Infatti, il nuovo reparto inquadrava la 96ª compagnia, ceduta dal Pieve di Cadore stesso, e la 150ª e 151ª compagnia di nuova formazione. Gli alpini provenivano per la maggior parte dalle provincie di Treviso e Belluno, ma qualcuno anche dall’Appennino parmense e dall’Abruzzo.

LORENZO ALBERTELLI - Nato il 7 dicembre 1896 a Cirone, frazione di Bosco di Corniglio, Parma, da Pietro e Delfina Pioli, di professione agricoltori. L’Ufficiale di Stato Civile del comune di Corniglio ne registra la nascita tre giorni dopo (il 10 dicembre), con atto Nº 226, in cui annota un particolare curioso che oggi farebbe sorridere: “Il padre ha dichiarato che gli è nato un bambino di sesso maschile che non presenta, tuttavia, essendosi egli altrimenti accertato della verità della nascita, dispensa il genitore dal presentare il neonato a causa della grande distanza dalla sua abitazione”. Pochi giorni prima del suo diciannovesimo compleanno arrivò la cartolina precetto e dovette partire per il fronte; al suo piccolo paese di montagna non farà più ritorno. Dal ruolo matricolare ricaviamo poche ma essenziali notizie. Di professione contadino, non sapeva né leggere né scrivere. Venne chiamato alle armi e arruolato il 23 novembre 1915 nel 7º reggimento alpini, battaglione Pieve di Cadore. Risulta in territorio in stato di guerra già dal 7 dicembre successivo. Al momento della morte, avvenuta il 30 luglio 1916 sul Castelletto della Tofana I, era in organico alla 96ª compagnia del 7º Alpini. La sua salma venne traslata da Vallone Tofana nel cimitero di guerra del Pocol (Cortina) e infine tumulata nel sacrario, edificato nello stesso luogo nel 1935, contenente i resti di 9.707 Caduti italiani (circa la metà ignoti) e 37 austriaci. Tonino Lucchi 

  08/02/2017

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