Articolo Alpino

“Dagli alpini solidarietà gratuita e fraterna”


  Argomento: Messa in Duomo

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Sembra proprio che il tempo rinvigorisca questa celebrazione della Messa di Natale a suffragio dei nostri Caduti organizzata dalla sezione di Milano, voluta da Peppino Prisco del quale ricorre quest’anno il decimo anniversario della morte. Una Messa per ricordare gli alpini del battaglione L’Aquila, il suo battaglione in Russia, accomunati, nel tempo, nel ricordo di tutti i Caduti alpini. Trasformati nella trascendenza del sacrificio di tanti uomini semplici, legati alla propria terra, mandati a combattere una guerra che non volevano e non capivano e nella quale, pur nell’inferno che l’accompagnava, si comportarono da alpini, fedeli al proprio dovere.

Domenica 11 dicembre in piazza Duomo c’erano già migliaia di alpini e cittadini quando in lontananza, da corso Vittorio Emanuele, si sono sentiti i tamburi della fanfara della Taurinense e il suono del Trentatré. Seguivano il picchetto d’onore, un picchetto - era la prima volta che partecipavano, applauditissimi - dei cadetti della Scuola Militare Theuliè, i Gonfaloni della Città di Milano e della Città di Sesto San Giovanni decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare, i gonfaloni della Provincia e della Regione Lombardia, un plotone di ragazzi della mininaja, la fanfara storica della sezione di Vicenza, la corona che sarebbe stata deposta al Sacrario in piazza Sant’Ambrogio, che conserva le spoglie di cinquemila soldati milanesi caduti nella prima guerra mondiale.

Seguivano quindi altri 42 gonfaloni di altrettante città della Lombardia, il vessillo della sezione di Milano scortato dal presidente Luigi Boffi e dal generale di C.A. Giorgio Battisti, comandante del Corpo d’armata di reazione rapida della NATO, altri 53 vessilli sezionali e quattrocento gagliardetti. Suggestivo l’arrivo, dalla Galleria Vittorio Emanuele, del Labaro con il presidente nazionale Corrado Perona e il CDN. Lungo il corteo, che ha poi coperto tre lati del quadrato del sagrato, hanno cadenzato il passo anche le fanfare di Abbiate Guazzone e Umbriano.

L’alzabandiera e l’Inno di Mameli sono stati un momento particolarmente coinvolgente seguito dalla resa degli onori al comandante delle Truppe alpine gen. C.A. Alberto Primicerj che, con il generale di C.A. Giorgio Battisti e il nostro presidente Perona, ha passato in rassegna l’intero schieramento nel quale avevano preso posto, accanto al picchetto d’onore, il comandante della Regione militare Nord gen. D. Claudio Berto, il comandante della brigata alpina Taurinense gen. Dario Ranieri, il comandante militare dell’Esercito in Lombardia gen. Camillo de Milato e il comandante della Scuola militare alpina gen. Antonio Maggi.

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Conclusa questa parte ufficiale, il Duomo si è via via riempito di alpini per la Messa celebrata dal cardinale arcivescovo mons. Angelo Scola e concelebrata da mons. Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Gnocchi, accompagnata dal coro ANA della sezione di Milano. All’omelia, l’arcivescovo ha avuto parole alte per gli alpini, caratterizzando l’intera celebrazione alla circostanza e dimostrando di conoscere a fondo la nostra realtà associativa e lo spirito che la sottende. “È con commossa ammirazione – ha esordito – che celebro questa santa Eucarestia con voi che portate avanti in questo Duomo una tradizione che dura da ben 54 anni. Volete cominciare questa bella giornata con una Santa Messa per il suffragio e il ricordo dei Caduti in guerra e in pace al servizio della nostra Patria.

La sezione degli alpini di Milano, la popolazione, le autorità civili e militari, i sindaci, il Consiglio nazionale dell’Associazione con il prezioso Labaro, i rappresentanti delle altre associazioni combattentistiche e d’Arma, migliaia di alpini delle Sezioni di tutta Italia – ha proseguito il cardinale – si danno annualmente appuntamento in questa splendida chiesa cattedrale per pregare il Signore che aspettiamo tutti nel santo Natale e soprattutto attendiamo nel ritorno glorioso che avverrà alla fine dei tempi”. E tracciando un parallelismo con le penne nere, riferendosi al brano del vangelo di Marco che riporta le parole di Giovanni Battista ai sadducei e ai farisei, ha affermato che questi rappresenta “una figura formidabile che certamente riempie di ammirazione chi, come voi, è avvezzo a una vita decisa così come l’ha imparata attraverso l’appartenenza alla realtà degli alpini”.

“A quanti gli chiedono chi sia, Giovanni non si sente padrone di sé, mette davanti a sé Uno più grande di lui, il mandato da Dio, il figlio di Dio. Giovanni fa spazio ad un Altro. Ecco – ha proseguito – mi sembra che qui possiamo vedere un aspetto significativo che spiega la ricchezza e la lunga tradizione della realtà degli alpini nel nostro Paese. Anche voi fate spazio agli altri, anche voi avete il desiderio del servizio. E questo è molto importante. Ma se siete venuti sin qui a celebrare con l’arcivescovo questa eucarestia è perché sapete che la radice di questa dedizione può trovare, in Colui che aspettiamo, quell’Altro che è la vera fonte di energia per ogni altruismo, per ogni dono totale di sé”. Ed ha ricordato la prima lettura della Messa, la profezia di Isaia che annunciando la venuta del Messia, afferma: “Giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.

Parole scritte 2700 anni fa e così attuali soprattutto in questi momenti di travaglio per le nostre società”. E ha proseguito affermando che “a questo regno di giustizia voi alpini in qualche modo collaborate, come dice bene il vostro motto: “Ricordiamo i morti aiutando i vivi”. Collaborate dall’origine della vostra Associazione, nata proprio qui nella nostra Milano, e su su nel sacrificio fino ad oggi nelle numerose missioni di pace, disposti anche a dare la vita: la vostra azione è sempre stata improntata a questa logica del dono. Penso all’enorme quantità di tempo e di ore che voi dedicate al volontariato e al sacrificio anche economico che vi accollate senza fare tanto rumore: voi avete intuito una delle chiavi per affrontare anche questa crisi economico-finanziaria all’interno del grande travaglio dell’inizio di questo millennio, quella che il papa Benedetto XVI ha richiamato nella Caritas in veritate in cui afferma che lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuol essere autenticamente a misura di uomo, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità”.

Il cardinale ha lanciato un monito citando le parole di Giovanni: “In mezzo a voi sta Uno che voi non conoscete…”, perché questo “non conoscere, potrebbe voler dire non voler conoscere, non volersi coinvolgere con Lui, e allora la nostra vita si impoverirebbe”. E ricordando che il giorno dopo sarebbe caduto l’anniversario della strage di piazza Fontana, ha affermato che perché questi fatti non avvengano più c’è bisogno di una società capace di donazione di gratuità, di accoglienza e creatività e di “gente che, come voi, quando c’è bisogno subito parte e unisce a questa capacità di dono una genialità creativa”. Ed ha concluso invitando gli alpini “a continuare sulla strada della bellezza di questo stile di vita che certamente ha profonde radici nella grande e solida tradizione cristiana”. La Messa si è conclusa con la preghiera dell’Alpino, recitata integralmente.

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Sul sagrato, a reparti nuovamente schierati, è seguita la parte ufficiale con i discorsi celebrativi. “Siamo convenuti qui per compiere un dovere sentito – ha detto il presidente della sezione di Milano Luigi Boffi – Abbiamo onorato il nostro motto ricordando i nostri Caduti con grandi azioni di solidarietà”. Ed ha continuato dicendo che là dove ci sono gli alpini c’è l’Italia migliore, quella vera che nel momento del bisogno si rimbocca le maniche e corre ad aiutare.

Gli alpini hanno una grande visibilità, ma anche una grande responsabilità, soprattutto nei riguardi dei giovani. Boffi ha infine espresso solidarietà e vicinanza a “tutti gli alpini, in armi e a quelli in congedo in Italia e nel mondo. Ed ha concluso con un “avanti così, cari amici alpini ed un augurio dalla sezione di Milano che il 2012 sia un altro anno di grande solidarietà come ci ha incitato il nostro arcivescovo”. Poi l’atteso intervento del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che nonostante partecipasse per la prima volta ad una manifestazione di alpini ha avuto parole non di circostanza e dimostrato una sincera condivisione di valori. Anche in questo, unito all’assenza di personaggi politici, si è distinta questa 54ª celebrazione. “Amici cari – ha esordito - Sono orgoglioso di essere tra voi nel giorno in cui ricordiamo con gratitudine sincera tutti gli alpini e tutti i soldati caduti per l’Italia in tempo di guerra e in tempo di pace. Porto il saluto di Milano, di questa città che ha con voi un rapporto di riconoscenza e di affetto sincero. Oggi, tutti insieme, abbiamo bisogno di ridare forza e slancio all’orgoglio di essere italiani. Per farlo servono esempi positivi di generosità, di dedizione ad un ideale, un ideale che ci fa sentire parte di una famiglia, di una comunità”.

E ha proseguito per dire che “uno di questi componenti più amati siete voi alpini. Lo siete perché rappresentate la generosità e lo spirito di sacrificio di tutto il popolo italiano”. E rivolgendosi agli alpini in armi schierati. “Oggi il nostro pensiero va in particolare a Luca Sanna e Massimo Ranzani, gli ultimi Caduti alpini nelle nostre missioni di pace. A salvarci dalla crisi non saranno solo le strategie finanziarie ma i valori veri, quelli che voi rappresentate a nome dell’Italia nel mondo, dove siete ambasciatori di umanità e giustizia”.

E ha ripreso le parole pronunciate dal cardinale all’omelia: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza pace, non c’è democrazia senza pace e senza giustizia. Non c’è futuro senza democrazia”. Di questo futuro “voi siete e sarete protagonisti, ed ha espresso l’augurio di un Natale fonte di gioia e serenità, “una serenità che deriva dall’orgoglio di essere alpini, un esempio per tutti noi. Potete contare sull’affetto e sulla stima di Milano e grazie a tutti voi”. Dopo il sindaco è stata la volta del presidente del Consiglio provinciale di Milano Bruno Dapei, che ha portato il saluto e l’abbraccio affettuoso del Consiglio “ai tantissimi alpini della città, della provincia e da tutte le parti d’Italia per onorare il sacrificio dei Caduti.

Le istituzioni – ha continuato – sono qui oggi per inchinarsi davanti al Labaro degli alpini e a quelli delle altre associazioni d’arma per ringraziare gli alpini e gli uomini e donne delle altre Forze Armate che portano sicurezza e pace in terre lontane. Grazie per i valori che così bene sapete rappresentare. Nell’anno celebrativo del 150° della nostra unità guardiamo al nostro passato e non a caso gli alpini sono stati e sono nel cuore di ogni italiano”. Da ultimo l’intervento dell’oratore ufficiale della celebrazione Beppe Parazzini, accolto da un applauso. “Mi associo ai saluti che vi sono stati rivolti, però, avendo ricoperto la carica di presidente dell’Associazione, sono un po’ fazioso e abbraccio con particolare affetto gli allievi della scuola militare Theuliè che sono qui schierati con la rappresentanza delle Truppe alpine con il loro comandante generale Primicerj. A Milano siamo riuniti per rinnovare una tradizione e i sentimenti di attaccamento alle Truppe alpine”.

Parazzini ha ricordato la nascita, proprio a Milano nel 1919, dell’Associazione e per anni sede del mitico 5° Alpini. Questa Milano – ha continuato – che in un locale della Galleria ha visto difendere strenuamente da parte dei vertici dell’Associazione la Bandiera d’Italia che i facinorosi avrebbero voluto ammainare. Noi abbiamo iniziato nel 1919 a celebrare l’anniversario dell’Unità d’Italia e lo facciamo tuttora con orgoglio e con naturalezza”.

Ha poi ricordato lo scopo della celebrazione dei Caduti con la Messa di Natale e la deposizione di una corona al Sacrario che ricorda i ben cinquemila Caduti milanesi in tutte le guerre. “Celebrazione voluta da un grande alpino che oggi non c’è più, ma del quale celebriamo oggi il decimo anniversario della scomparsa. Questo alpino è Peppino Prisco (un grande applauso è stato rivolto alla sua memoria) con la collaborazione di un altro grande alpino, l’undicesimo presidente dell’ANA Ugo Merlini, del quale oggi ricorre il quarantesimo della scomparsa”. Parazzini ha spiegato che Peppino volle questa cerimonia per riconoscenza agli alpini abruzzesi e in particolare a quelli del “suo” battaglione L’Aquila, ai quali fu sempre grato e che in seguito questa commemorazione si è adeguata e si è estesa a tutti i Caduti alpini, contribuendo a demolire la barriera, per così dire, ideologica che separava certe categorie date dalla società civile agli alpini. Una barriera che vedeva gli alpini divisi in categoria di serie A, cioè quelli che avevano fatto la guerra in Russia e in Grecia, alpini di serie B, quelli di Monte Marrone e della Val d’Idice e quelli di serie C, della “Monterosa” e del “Tagliamento”. “Ebbene – ha continuato Parazzini – questa cerimonia ha demolito queste barriere ed ha riconosciuto che tutti coloro che avevano aderito al comando delle istituzioni, e che lo avevano fatto un buonafede, dovevano essere riconosciuti come tali: tutti alpini, degni di questa patria unica che è la nostra Italia”. E rivolgendosi al sindaco Pisapia gli ha ricordato il blocco del traffico a causa dell’inquinamento.

“Sappia signor sindaco che Milano con cerimonie come questa aiuta ad avere un’aria più pulita”. Ed avviandosi a conclusione e accennando alla grave situazione economica: “Siamo nel periodo natalizio: non dobbiamo in nessun modo lasciarci andare alla desolazione, dobbiamo essere ottimisti. Lo ha scritto anche recentemente il nostro presidente nazionale in un bellissimo editoriale sul nostro periodico L’Alpino. Gli alpini sono portatori di ottimismo, anche quando la società non funziona bene.

Questo è il nostro scopo, lo abbiamo sempre portato avanti, con dignità, con onore e pensando ai nostri vecchi lo facciamo oggi e lo faremo ancora domani. Viva l’Italia, viva gli Alpini”. Restava l’ultimo atto: la sfilata fino al Sacrario in Sant’Ambrogio e la deposizione di una corona con la resa degli onori ai cinquemila Caduti milanesi. Una cerimonia semplice quanto austera.

Da registrare un fuori programma: la Fanfara storica della sezione di Vicenza è tornata in piazza Duomo invasa ancora da centinaia di alpini e altrettanti cittadini e turisti. In galleria ha eseguito un breve concerto con carosello. Poi, trasferita nella piazza, si è esibita in un vero e proprio concerto fra gli applausi della gente e la felicità di tanti turisti stranieri che hanno filmato e fotografato quei musicanti in divisa storica che facevano dimenticare con il loro calore l’aria umida e fredda di quella mattinata tipicamente meneghina.

Giangaspare Basile

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  23/12/2011

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