Articolo Alpino

Cent’anni col cappello


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Febbraio 2018 dell'Alpino


Quella grande foto di mio nonno paterno, orgoglioso nella sua divisa alpina di fine Ottocento, mi aveva sempre incuriosito. Capeggiava sopra la vecchia radio Phonola nella cucina-salotto, collegata all’emporio di un paesino delle Valli del Natisone, dove avevo trascorso i miei primi vent’anni, tra i fitti boschi e il fiume, a contatto con la natura che fu grande maestra di vita.

Mio padre raccontava che nonno Luigi morì durante la Prima Guerra Mondiale nei dintorni del Monte Sabotino, dietro Gorizia, assieme ad un generale, e venne tumulato nell’Ossario di Oslavia. Nelle Valli del Natisone, fino alla mia generazione, si è parlato un dialetto sloveno e pertanto il nonno era stato arruolato nel 1915 - tardi per i suoi 35 anni - come interprete per gli ufficiali italiani sul fronte orientale.

Leggendo la lettera inviata dal Comando dell’8ª Divisione di fanteria al fratello del nonno, datata 19 ottobre 1917 (5 giorni prima della disfatta di Caporetto), riesco a scoprire che il generale di cui parlava mio padre non era altro che Antonio Cascino, comandante dell’8ª Divisione di fanteria, primo generale ad entrare in Gorizia e conquistatore dell’attiguo Monte Santo. Fu in quel luogo che il maestro Arturo Toscanini, ammirato dal suo valore e da quello del gen. Gonzaga, nell’agosto del 1917 diresse un insolito concerto a ridosso delle prime linee di quel monte appena conquistato. Nonno Luigi si trovava con il gen. Cascino in posizione avanzata sul fronte del San Gabriele (una collina dietro Gorizia) e fu uno dei 17mila Caduti su quel rilievo durante l’11ª battaglia dell’Isonzo quando una granata austriaca li colpì entrambi.

Mio nonno, più grave, morì poco dopo all’ospedale chirurgico mobile “Città di Milano”, mentre il generale restò sul campo di battaglia non curandosi della ferita riportata e qualche giorno dopo “andò avanti” a causa della setticemia per la lesione non curata. Tanti anni dopo, una nuova generazione alpina. Nel luglio del 1971 giunsi ad Aosta per frequentare il 64º corso Auc alla Smalp. Fui affascinato dalle montagne valdostane così possenti, alte e sovrane che percorsi nei sei mesi successivi in ogni situazione climatica. In quel periodo pensai spesso alla vita militare di nonno Luigi.

Al termine del corso fui assegnato al btg. Gemona dell’8º Alpini; arrivai a Pontebba, sede in quel periodo del battaglione comandato dal col. Gino Salotti e mi inquadrarono nella 69ª compagnia, denominata “La Fulmine”, guidata dal ten. Giovanni Marceddu. Terminato il servizio di prima nomina, sempre alla ricerca di notizie sul nonno alpino, scovai tra vecchie carte un incredibile documento che mi lasciò sbalordito. Era un certificato di tiratore scelto del nonno Luigi, datato luglio 1900, nel periodo in cui svolgeva, all’età di 20 anni, il servizio militare obbligatorio.

Incredibile: il nonno non solo fu un alpino del 7º reggimento di stanza a Conegliano ma fece parte dello stesso Battaglione e addirittura della stessa Compagnia alla quale fui assegnato io da sottotenente, 72 anni dopo! Grazie nonno.

Evelino Mattelig
evelinoudine@gmail.com

  12/02/2018

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