Articolo Alpino

Brucia l’arco alpino


  Argomento: Protezione Civile

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Dicembre 2017 dell'Alpino


Alla siccità che durava ormai da mesi si è aggiunto il forte vento e, alla fine di ottobre, sulle montagne della Valsusa, da un focolaio, le fiamme si sono prorogate a dismisura. Una situazione drammatica che ha visto anche gli alpini intervenire con le squadre dell’antincendio boschivo. Solo grazie al massiccio intervento dei canadair, degli elicotteri, dei Vigili del Fuoco e dei volontari, dopo una settimana si è riusciti a domare le fiamme, anche se l’opera di bonifica si è prolungata per parecchi giorni.

La Protezione Civile Ana della Sezione Valsusa ha messo in campo 30 volontari e ne ha allertati altri 35 per rispondere alle chiamate dei Comuni di Caprie, Bussoleno, Susa, Novalesa e Chiomonte. Sono intervenute le squadre di Sant’Ambrogio, Bussoleno, Susa, Chiomonte e la specialità alpinistica, quest’ultima in totale autonomia di automezzi ed attrezzature. Un aiuto esterno alla Valle è arrivato anche dall’Aib della Sezione di Saluzzo. «Noi della Pc Ana, in Piemonte, non interveniamo direttamente sul fronte fiamma in quanto nella nostra Regione l’Aib è presente come ente autonomo, ma il nostro supporto logistico e operativo si è sempre dimostrato essenziale » spiega Renzo Turco, coordinatore sezionale di Pc della Valsusa.

«In particolare per il rifornimento di cisterne d’acqua alle squadre di spegnimento, il montaggio di attacchi per manichette antincendio sulle condotte consortili di irrigazione, il trasporto di materiali e viveri, il supporto ai Vigili urbani per la limitazione del traffico nelle zone a rischio, il taglio preventivo di vegetazione per creare zone tagliafuoco e, ultimo ma non meno importante, con un monitoraggio continuo giorno e notte del territorio per l’individuazione dei principi di incendio e come dissuasione per eventuali piromani».

Purtroppo la Valsusa non è stato l’unico territorio aggredito dal fuoco: sono stati giorni di lavoro intensi ed estenuanti anche per le squadre Aib dell’Ana della Lombardia, impegnati nel rogo di Varese, sprigionatosi all’interno del parco del Campo dei Fiori, in prossimità del santuario mariano del Sacro Monte. A Varese le fiamme, sviluppatesi il 25 ottobre e spente solamente il 1º novembre, hanno lambito le case, diverse infrastrutture quali strade e tralicci della telefonia, e seriamente minacciato un albergo, con diversi fronti di circa 300 metri ciascuno.

A fronteggiarle sono intervenute le squadre delle Sezioni Ana di Bergamo, della Vallecamonica, di Varese e di Luino, per un totale di un centinaio di giornate/ uomo, guidate dal coordinatore nazionale delle squadre antincendio dell’Ana, Francesco Morzenti. Impegnate anche le squadre della Sezione di Sondrio in quel di Chiavenna, mentre l’Aib della Sezione di Salò era in campo, negli stessi giorni, anche a Tremosine sul Garda bresciano, dove le fiamme hanno distrutto altri 300 ettari di bosco, e dove due direttori delle operazioni di spegnimento della nostra Associazione hanno diretto le operazioni dei mezzi pesanti.

«Ci vorranno anni, minimo trenta, per tornare come prima, per rimarginare le ferite causate dall’uomo, e forse non si tornerà più come prima - concludono Francesco Morzenti e Renzo Turco - ma tutto questo deve insegnarci qualcosa: l’ambiente va tutelato, la prevenzione è necessaria e fondamentale, la pulizia dei boschi, le zone tagliafuoco devono diventare operazioni continue e nel volontariato vanno curati con molta attenzione la formazione e l’addestramento, le specializzazioni sono fondamentali per operare in sicurezza. Le attrezzature e i mezzi devono essere adeguati ai rischi ambientali».

Stefano Meroni
pc.stampa@ana.it

  12/12/2017

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