Articolo Alpino

Amicizie ritrovate


  Argomento: Europa

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Novembre 2017 dell'Alpino


Ho chiesto ad un mio vecchio alpino trevigiano, ritrovato in occasione del 2º Raduno degli alpini in Europa, che mi descrivesse in qualche modo ciò che aveva vissuto nelle due giornate trascorse a Petros‚ani (Romania) a contatto con i volontari e gli alpini di Casa Pollicino. Vi propongo lo scritto così com’è poiché mi sembra che, fra le tante attestazioni di stima e simpatia ricevute, questa sia la più gratificante per chi si è impegnato nella buona riuscita dell’evento.

«Se non l’avessi visto coi miei occhi non ci avrei mai creduto! Sono andato a Petrosani perché non ho potuto partecipare ad altri raduni di questa estate per colpa di mia moglie che, con una scusa o l’altra, non mi ha lasciato andare, ma questa volta l’ho vinta io, anche perché dicono al mio paese che là, in Romania, succedono cose turche e volevo proprio vedere... Quando sono arrivato in aeroporto ho trovato un rumeno sorridente che mostrava il volantino del raduno, proprio quello visto in precedenza in sede che non avevo mai letto, troppe parole!

Il mio Capogruppo però mi aveva detto cosa fare, mi ha consegnato il gagliardetto e mi ha assicurato: ‘Vai, vedrai che ti divertirai!’. Dopo tre ore sono arrivato in un albergo della cittadina romena - non troppo allegra per la verità - ma il Capogruppo mi aveva anticipato che era un centro minerario e chissà quanta polvere di carbone hanno respirato gli abitanti! Appena arrivato mi accoglie un tale che con accento veneto ma in perfetto italiano mi chiede chi sono, mi dice cosa fare, mi mette un cartellino al collo e mi porta insieme ad altri a cena. Comandi! Sorrideva e farfugliava parole a valanga, delle quali ho afferrato solo ‘Casa Pollicino’. ‘Andremo a mangiare dalle suore...’, pensavo. Sceso dal pulmino la rivelazione: una stupenda casa gialla come quelle di montagna e in bella mostra le bandiere italiana, rumena ed europea. All’interno un bel po’ di alpini rumorosi che attendono il rancio.

Finalmente a tavola viene servita una minestrina, quasi acqua: ‘Questa è ciorba de pui (minestrina di pollo, n.d.r.) - dicono - ma poi vedrete che ci rifaremo’, difatti il pranzo si combina e del buon vino trevigiano accompagna il tutto. Scopro così che la Casa è stata voluta e costruita a partire dall’inizio degli anni Duemila, con il contributo finanziario e la manodopera di volontari bellunesi e pontalpini (di Ponte nelle Alpi, n.d.r.), fra cui anche l’intervento degli alpini dei Gruppi di Castion e Ponte nelle Alpi-Soverzene, entrambi della Sezione di Belluno che, costituiti in squadre, hanno prestato la loro opera fino al compimento dell’edificio, e che ora contribuiscono fattivamente alla conduzione. La casa funziona dall’ottobre 2008.

Non ci sono suore qui, è un’opera voluta e costruita da laici, credenti ma laici. Ci parlano degli ospiti della casa, una novantina di bambini, un terzo dei quali hanno problemi psicofisici (oggi diciamo ‘diversamente abili’) e gli altri hanno gravi problemi sociali e familiari. Insomma, un bel problema, ma i volontari che incontriamo più che preoccupati appaiono sorridenti. In questa casa si respira aria fresca, qui c’è Belluno, c’è il Veneto ma c’è soprattutto l’Italia migliore che spesso viene dimenticata dai nostri governanti, ma che per fortuna esiste ugualmente!

Veniamo alla parte alpina del raduno che si svolge con le consuete cadenze delle nostre adunate: l’incontro con le autorità e il discorso del sindaco che ci dice che italiani e romeni qui è da tempo che lavorano assieme, grazie anche a Pollicino. Il raduno procede: nel pomeriggio, dopo che i ‘capi alpini’ Sebastiano Favero e Marco Barmasse si sono riuniti con gli europei, si prosegue con la Messa. La concelebra un sacerdote cattolico con il cappello alpino, don Valeriano Giacomelli, che mi raccontano essere direttore di una specie di Casa Pollicino più grande, che si trova a Bucarest e che ospita anche i vecchietti. È l’Istituto Don Orione.

La Messa termina e ci ritroviamo in teatro con la Filarmonica di Lentiai, un gruppo musicale che più che una banda è una scuola di vita, specie per i più giovani che ne fanno parte. La dirige una nota conoscenza degli alpini, il Maestro Domenico Vello, direttore della Fanfara dei congedati della Brigata Alpina Cadore. Un’emozione unica, Maestro e ragazzi si esibiscono in un concerto indimenticabile. Si alternano in perfetta sintonia brani di musica moderna e brani della tradizione musicale alpina. Ma il momento più emozionante è quando si esibiscono i bambini e ragazzi di Casa Pollicino, anche i portatori di handicap, sotto l’attenzione delle assistenti che hanno preparato lo spettacolo. Il giorno seguente ci ritroviamo in sfilata, di nuovo davanti a Casa Pollicino, pronti per l’ammassamento, ma questa volta ci sono tante autorità: l’ambasciatore italiano in Romania, l’onorevole italiano amico dei pollicini, il sindaco di Petrosani e il vice sindaco di Ponte nelle Alpi (le due città sono gemellate), e perfino l’addetto militare che ha preso incarico solo il giorno prima. È veneto e non è alpino, ma dice che sua nonna è di Forno di Zoldo.

Fra tutti, a lato del vessillo della Sezione Danubiana, il nostro Presidente, trevisàn anca quel! Parte la sfilata: in testa la Filarmonica di Lentiai, poi la Bandiera di guerra di un Battaglione di Vanatori de Munte, gli alpini romeni, che non c’è più. A seguire due file di poliziotti con le bandiere dei reparti della Prima Guerra Mondiale. A seguire un plotone di allievi del Liceo Militare di Alba Julia e dietro le autorità italiane e romene. Non mancano i labari dei ‘Bellunesi nel Mondo’ con le ‘Famiglie Bellunesi’ di Belluno, Ponte nelle Alpi, Longarone, Stoccarda e Petrosani. E finalmente arrivano gli alpini: il vessillo della Sezione Danubiana scortato dal Presidente Alessandro Pietta e dal Presidente nazionale, i Consiglieri nazionali e sezionali. Seguono 12 vessilli, una quindicina di gagliardetti e poi altri alpini convenuti dall’Europa e dall’Italia.

Infine la solenne Brunella, volontaria di Pollicino e della Protezione Civile della Sezione di Belluno nella sua splendida uniforme - e che marcia meglio di tanti di noi - con tutto il gruppo di Pollicino, i bambini disabili e non, le assistenti della casa e i genitori che danno una mano. Dopo due chilometri e mezzo arriviamo, finalmente, al luogo dove si tiene la cerimonia, un cimitero della Prima Guerra Mondiale. Le celebrazioni si svolgono secondo un cerimoniale di cui non ci capisco niente, anche perché vengono applicati protocolli italiani e romeni insieme e le cose si complicano un po’. Capisco però perfettamente le traduzioni che fa la signora Ramona, assistente romena di Pollicino che è stata 13 anni in Toscana.

Di conseguenza comprendo quello che ha detto il sindaco di Petrosani, che prima ancora che ci pensasse l’Europa ci abbiamo pensato noi italiani e romeni di Petros‚ani a costruire ponti; capisco anche i discorsi di ‘Sua Ecelenza l’ambassiatore’ che ci dice che quando finisce una guerra non ci sono né vincitori né vinti fra i soldati perché ognuno ha fatto il suo dovere. E anche le belle parole del nostro capo Sebastiano Favero che ricorda che i Caduti ci dicono che dobbiamo essere uniti nel tenere alto il valore della pace, mantenendo ognuno la propria identità, perché questo ci aiuta a capire il passato e quindi a guardare al futuro assieme.

Dopo la tua lettura della Preghiera dell’Alpino e del Testamento degli eroi (voi colonnelli ci avete assordato...) si è ricomposta la sfilata che poi ha avuto termine in una piazza di Petros‚ani con le ultime note della Filarmonica di Lentiai. L’evento è finito con il rancio, preparato dai volontari e dai quattro bravissimi chef bellunesi che sembra si siano divertiti più di tutti! So che le mie parole non bastano a descrivere il clima vissuto in queste due giornate, dove anche qualche goccia di pioggia e il freddo precoce non hanno spento l’entusiasmo provato da noi partecipanti. Vedi, non è tanto il clima festoso che noi alpini sappiamo dare alle nostre cerimonie, quanto la serenità che abbiamo letto nei volti dei bambini di Casa Pollicino, nei suoi volontari e alpini, e anche il sorriso cortese dei numerosi romeni che abbiamo incontrato in questi due giorni, desiderosi di comunicarci qualcosa che valeva ben di più che un semplice grazie.

Al Bar Sport del mio paese si parla solo di muri, di reticolati, di sventagliate di mitra in mezzo al mare, a Casa Pollicino si parla di ponti costruiti, di amicizie ritrovate, di pace e serenità. Caro Franz, sono rimasto contento di averti ritrovato, ringrazia ancora tutti i tuoi amici alpini e volontari e, lasciami dire, anche le alpine volontarie! Ciao colonel! Gildo».

Francesco Forti
danubiana@ana.it

  08/11/2017

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