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Alto Adige, montagne di sensazioni
Articolo di tipo Articolo pubblicato nel numero di Novembre 2011 dell'Alpino
Chi entra in Alto Adige attraverso uno dei suoi valichi e delle sue chiuse, apre un album d’immagini, fatte di montagne senza soluzione di continuità, valli verdi e ben coltivate, costellate da villaggi più o meno grandi che ne testimoniano l’antropizzazione lenta, costante e rispettosa del paesaggio; lo sguardo segue un tracciato ordinato con alcuni centri più grandi e vivaci, caratterizzati da un’economia vivace e dal carattere agricolo tradizionale. Dietro lo sguardo di questo profilo un po’ abbozzato, si nascondono una ricchezza culturale, paesaggistica, naturalistica, una somma di tracce del lontano passato e segni di quello prossimo senza eguali per varietà e qualità.
Il colore delle rocce cambia di vallata in vallata: le dolci e verdi colline, culla di preziosi vitigni e di altrettanti vini degni della migliore produzione italiana, le rocce porfiriche della conca bolzanina, quelle vulcaniche e dall’aspetto lunare del gruppo Tessa e delle Maddalene, il pallore freddo dei ghiacciai perenni del gruppo Ortles Cevedale e quello inconfondibile delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità contaminato solo dall’enrosadira (il fenomeno che, al tramonto, tinge di rosso le rocce) si alternano al brioso affaccendarsi del fondo valle.
Bolzano è il capoluogo della provincia, collocata in una posizione favorevole per il transito, fattore che l’ha favorita nel suo sviluppo commerciale e nella costruzione di un’identità che accosta lingue, tradizioni e culture diverse in un’espressione unica e inconfondibile. La sua ubicazione la rende anche il luogo ideale per partire nell’avventura della conoscenza del territorio circostante, ben collegato con mezzi pubblici e con tre funivie che, in pochi minuti, portano a mille metri di quota in una dimensione diversa. Il viaggio è affascinante: tanto può essere faticoso salire sui pendii che circondano il centro urbano, tanto è piacevole e rigenerante passeggiare sugli altipiani del Salto fino ad Avelengo, del Renon e del Colle.
San Genesio, sul Salto, un piccolo e ospitale villaggio proprio sopra la città, è la patria dei cavalli avelignesi dalla bionda criniera; non è raro vederli correre liberamente fra i larici che in questa stagione diventano giallo oro e conferiscono una bellezza straordinaria al paesaggio. Una seconda funivia porta dal centro sull’altopiano del Renon, con le piramidi di terra, vere e proprie stalagmiti a cielo aperto, una formazione di eccezionale estensione situata nei pressi di Collalbo, frutto dell’erosione delle rocce moreniche in tarda epoca glaciale, a loro volta residui del ghiacciaio.
Ogni piramide è sormontata da un masso che, quando cade, permette la corrosione della roccia, l’assottigliamento della colonna e la costituzione di una nuova torre naturale. Risalendo da Bolzano verso nord lungo la val Sarentino si apre un altro mondo, anch’esso raro e naturale, preservato dalla frenesia e modernità: vi si possono intraprendere escursioni indimenticabili nelle Alpi Sarentine, ammirando le Dolomiti fino alla Marmolada e fino ai ghiacciai. Un luogo è particolarmente suggestivo, con un centinaio di cosiddetti “omini di pietra”, i “Stoanerden Mandln”, torrette di massi assemblati dall’uomo, forse da streghe che vi danzano con momenti sacrificali, una diceria che è ben radicata nel paese che ha celebrato un processo contro la stregoneria nel 1540.
La ricchezza culturale della valle sta nell’artigianato, in particolare nel ricamo del cuoio, vera e propria rarità autoctona, dalla quale nascono gli splendidi cinturoni e gli oggetti ricamati con la rachide della piuma dei pavoni, ma anche l’intarsio delle pipe e il sentire comune verso le tradizioni. Qui i ritmi dell’anno sono scanditi dalle usanze contadine, dai ruoli sociali ben definiti, dal calendario con i suoi riti e le festività religiose. La varietà non si esaurisce: scendendo verso sud una delle mete da non perdere è Castelvetere sopra Montagna in Bassa Atesina. Si tratta di un antico luogo di culto che conserva tracce di insediamenti dell’età della pietra e del bronzo con resti intermedi e quelli, ancora ben visibili, di una fortezza bizantina (500 d.C.).
Un’altra può essere Anterivo, dove la bellezza paesaggistica è arricchita da un percorso per il trattamento Kneipp nel Parco Naturale, del tutto gratuito e a soli 15 minuti a piedi dal centro abitato. Gli esempi sono moltissimi: questa non ha la pretesa di essere una selezione della varietà dell’Alto Adige, solo un assaggio di quanto si può vivere attorno alla città, tuffandosi in un mondo rigenerante, dove lasciarsi conquistare dal paesaggio, dal calpestio sui sentieri, dal rumore dell’acqua che saltella fra i sassi, lontani dalla frenesia, in luoghi che restano ancora oggi toccasana per gli occhi, l’anima e il corpo.
Roberta Agosti Direttore reggente dell’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano
27/10/2011
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