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Alto Adige in cucina: il meglio di due mondi
Articolo di tipo Articolo pubblicato nel numero di Marzo 2012 dell'Alpino
Si direbbe cosa facile per i cuochi altoatesini diventare grandi e famosi, perché questa terra offre il meglio della qualità e creatività. Essi possono lasciarsi ispirare dai sapori decisi della tradizione contadina o avventurarsi nella fantasiosa diversità della gastronomia italiana. Un connubio particolarmente riuscito che si esprime sia nei ristoranti, in carte menù di varietà incredibile, sia nelle case, dove la cucina casalinga propone il pranzo tradizionale per poi cedere il passo alla cena con i knödel (canederli) allo speck. A proposito di canederli: ogni valle ha i suoi. I tradizionali sono quelli allo speck, ma anche quelli ai formaggi, o con le erbe, o le albicocche (quand’è stagione) non sono male.
Gli ingredienti, poi, sono il segreto di ogni cuoco, ma anche di ogni donna di casa che li prepara (quando ha tempo!). L’uso dei prodotti locali è un’abitudine che in Alto Adige ha preso piede molto prima dell’affermarsi delle politiche del chilometro zero: non è raro, nei paesi, ammirare gli orti ben curati che donano verdure e aromi, vedere le greggi al pascolo, avere prodotti caseari abbinati ai profumi e alla tradizione locale. Un classico esempio lo danno i mercatini rionali, tenuti dai contadini che coltivano i prodotti nei loro masi e li vendono direttamente al consumatore: speck, formaggi, ortaggi d’ogni genere, frutta di stagione e, perché no, anche sciroppi, di sambuca, melissa… Non a caso, l’Alto Adige vanta un’eccezionale evoluzione nella qualità dell’offerta gastronomica con numerosi ristoranti stellati e un ottimo livello nella media ristorazione.
A Bolzano, le locande tipiche sono alternate da eleganti ristoranti che propongono cucina tipica e mediterranea; se si è fortunati si può assaporare il profumo del luppolo che esce dalle cantine del locale, dove il mastro birraio sta affinando l’antica bevanda, lontano dagli occhi indiscreti. I ricchi piatti del contadino con le costine affumicate e non, i crauti, le succulente minestre di orzo o di gulasch, gli immancabili knödel nelle loro varie fogge e colori, gli arrosti al Santa Maddalena (un vino che viene dai vigneti nell’anfiteatro, inondato dal sole, che porta all’altopiano del Renon), ma anche i maestosi asparagi del triangolo che racchiude Terlano con la deliziosa salsa bolzanina.
Gli strudel si alternano ai piatti di pesce, alla sfoglia fatta a mano o alle erbe, alle delicate interpretazioni dei piatti regionali italiani con carni e verdure. In autunno non può mancare una giornata dedicata al Törggelen, il vagare di maso in maso a mezza quota per degustare un piatto in ognuna delle tappe e finire con le castagne e il vino nuovo. Un racconto a parte meriterebbero le pasticcerie: in città si trova dall’autentico castagnaccio toscano alle chiacchiere di carnevale, dalla Sacher originale viennese ai pasticcini più raffinati, ai tradizionali strudel con le mele dell’Alto Adige. E poi monumentali torte, che meritano un giro per il centro città, da ricordare. Il tutto annaffiato dai vini locali: due sono le icone per eccellenza della città, il Lagrein, corposo e importante e il Santa Maddalena, leggero e profumato.
Un patrimonio che caratterizza l’architettura urbana con ben 500 ettari di vigneto, ma che influisce positivamente anche sull’offerta enogastronomica locale.
A cura dell’Azienda di Soggiorno di Bolzano
21/02/2012
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