Articolo Alpino

Ai piedi del Golico


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Lettere al Direttore   pubblicato nel numero di Febbraio 2018 dell'Alpino


Monti brulli, sassosi, con bassi cespugli che non offrono alcun riparo. Il sentiero ripido, salivo e pensavo. È aprile, noi con equipaggiamento leggero, tempo bellissimo; loro, i soldati italiani con zaini pesantissimi, l’inverno del 1940-1941 piovoso e nevoso. Noi dovevamo affrontare quasi 1.200 metri di dislivello, loro, partivano da Tepeleni, quindi percorrevano ancora più strada. Io salivo e cercavo di immedesimarmi con loro, anche se era impossibile. 

Questo era il Golico! un nome che incute timore, rispetto, dolore, era il golgota degli alpini. Montagna nuda, solo pietre, nessuna possibilità di riparo, neanche possibile costruire trincee a quota 1.615! Immaginavo i nostri soldati tentare di respingere i greci, vedevo gli assalti alla baionetta, le bombe a mano che scoppiavano, i nostri che ripiegavano nonostante il loro valore, il loro coraggio e venivano respinti sempre più indietro, fino all’orlo del precipizio. Gli alpini resistevano e mantenevano la quota, nonostante ciò, tutto era perduto: la Campagna di Grecia era stata un disastro! Ma eravamo andati noi ad aggredire i greci, loro difendevano la Patria! Per terra ci sono ancora pezzi di bombe, proiettili, caricatori, non so neppure i nomi, ma il dolore che si prova a essere lì, questo sì lo so. All’estremo lembo del Monte Golico ci siamo rifocillati, io guardavo i componenti il gruppo, mangiavano direttamente dalle scatolette di latta; mi è salito alla gola un nodo perché era come vedere i ragazzi in guerra. Ed ecco, mentre gli alpini sono schierati, con gagliardetti e vessilli e il generale Bruno Petti si accinge a leggere la Preghiera dell’Alpino comparire un’aquila sopra di noi, solenne, persino il generale ha avuto un attimo di commozione! Intorno a noi altri monti, testimoni silenziosi, e io pensavo a chi non era tornato a casa neppure morto. Ma come può accettare un familiare un laconico comunicato che dice “morto” o “disperso”? Aspetterà per sempre, fino alla fine dei suoi giorni, un ritorno che non avverrà. E questo non è bastato ai gerarchi del tempo, poco dopo, la Russia così quelli che si sono salvati in Grecia-Albania sono andati a morire là… per chi?

Luisella Bonetto, San Giorgio di Nogaro (Udine)

Gentile signora, è da tempo che mi sono riproposto di far riaprire qualche studio serio sulla Campagna greco-albanese, oggi in secondo piano rispetto ad altre gesta degli alpini. Così come ho nel cuore la speranza di poter portare tanti alpini a visitare i luoghi che lei ha visto. Anch’io ho sostato ai piedi del Golico. In silenzio, malinconico. Ed è stata una meditazione e una preghiera. 

  12/02/2018

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